lunedì 19 aprile 2010

Su Cuba: né zdanoviani, né maccartisti

La recente vicenda di un prigioniero cubano morto a seguito di un lungo sciopero della fame, ha riaperto occasionalmente la discussione all'interno della sinistra italiana e internazionale su quale debba essere il rapporto con l'isola caraibica. Ho scritto diverse volte su questo tema, ma vorrei riprenderlo per chiarire la mia opinione, anche alla luce di un articolo di Claudio Grassi, dirigente del PRC, pubblicato da Liberazione.

Voglio chiarire i miei punti di disaccordo. Il primo riguarda il fatto specifico. Grassi afferma come del tutto scontata la tesi secondo cui Orlando Zapata Tamayo sarebbe stato un detenuto per reati comuni e non incarcerato per motivi politici come sostengono i settori antigovernativi. E' questa la tesi ufficiale del governo cubano che viene assunta acriticamente. In realtà si possono nutrire diversi e fondati dubbi sulla versione ufficiale, anche se le informazioni di cui si dispone sono parziali e spesso tendenziose. Le varie fonti, anti o filo-cubane, almeno quelle che ho potuto consultare, sembrano concordi sul fatto che le accuse per le quali Zapata Tamayo era in prigione fossero per "disordine pubblico", "disobbedienza all'autorità" e simili. Né le fonti filocubane chiariscono in concreto quali atti commessi da Zapata Tamayo avrebbero meritato queste accuse. Difficili comunque considerarli reati comuni. Tanto meno le fonti ufficiali o filocubane hanno chiarito, almeno a quanto ho potuto appurare, che cosa stesse facendo il prigioniero al momento dell'arresto. L'unica informazione fornita dalla dissidenza, non smentita dal governo, è che stesse partecipando ad una protesta organizzata da una fondazione vicina alla dissidenza.

Purtroppo alcuni di coloro che si ergono a difensori ufficiali di Cuba all'estero ricorrono tra l'altro a delle grossolane falsificazioni per sostenere la loro tesi. E' il caso ad esempio di questo articolo pubblicato sulla rivista on-line della, per altro prestigiosa, rivista marxista americana Monthly Review, laddove viene scritto che Amnesty International non avrebbe esplicitato quali attività politiche avrebbe svolto Zapata Tamayo prima dell'arresto. Basta invece leggere quanto scriveva Amnesty nel gennaio 2004 per vedere elencate le sue diverse attività politiche. Difficile pensare che questo testo sia stato scritto in funzione dell'uso politico che se ne sarebbe potuto fare 6 anni dopo.

Questa vicenda è stata come altre strumentalizzata dai media internazionali in funzione anti-cubana? Di questo non v'è dubbio alcuno. Nei confronti di Cuba vi è una ostilità preconcetta (di stile maccartista per usare un termine degli anni della guerra fredda) che coinvolge anche settori della sinistra moderata, soprattutto tra gli ex-comunisti, come in Italia. L'esistenza di questa strumentalizzazione non cancella però il fatto da cui essa prende le mosse. Semmai ciò che va chiarito è che molti di coloro che criticano Cuba lo fanno perché dell'esperienza di quel Paese non condividono gli aspetti migliori, come l'indipendenza dagli Stati Uniti, l'appoggio alle forze progressiste latino-americane, la garanzia di diritti sociali per tutti e l'aspirazione ad una società egualitaria. Combattono Cuba per ciò che essa ha di positivo facendo leva su ciò che questa realtà contiene di negativo.

Contrapporre a queste strumentalizzazioni una logica speculare per cui tutto quello che accade a Cuba va difeso, anche l'indifendibile, magari contrapponendo retoricamente i morti altrui, vuol dire perpetuare una logica da guerra fredda che potremmo definire zdanoviana, dal nome del dirigente sovietico che tenne la relazione alla conferenza di fondazione del Cominform del 1947. Era una logica secondo la quale le forze comuniste, antimperialiste, pacifiste dovevano schierarsi acriticamente a difesa dell'Unione Sovietica, sia in politica estera che nella vita interna, in quanto parti di un unico "campo" allineato in una disciplina di tipo militare.

Io non credo, e qui viene il mio dissenso di fondo con l'articolo di Grassi che il fideismo acritico, che pure ha svolto storicamente una funzione progressiva nel mito dell'Unione Sovietica, sia oggi una base solida sulla quale si possa costruire la strategia politica dei comunisti o di qualsiasi altra forza di sinistra e anticapitalista. Penso che abbiamo bisogno innanzi tutto di ricerca attenta della verità. E questo vale anche per Cuba, dove a fronte di aspetti importanti di progresso politico, sociale e culturale restano profonde distorsioni sul piano della democrazia e delle libertà. Per verificarlo non c'è nemmeno bisogno di leggere la stampa internazionale. Basta sfogliare il quotidiano ufficiale Granma per vedere quale carenza di informazione, di dibattito, di confronto politico aperto esista ancora nell'isola. Quei rari casi di apertura informativa, come ad esempio un inchiesta di qualche tempo fa, pubblicata dal giornale dei giovani comunisti Juventud Rebelde, sul problema della disoccupazione giovanile, sono rimasti del tutto isolati.

Fra maccartismo e zdanovismo qual'è la posizione giusta? Io ritengo sia la solidarietà critica nei confronti di Cuba. Solidarietà contro il blocco illegittimo imposto dagli Stati Uniti e per riconoscimento alla funzione storicamente importante che l'esperienza cubana ha svolto per l'America Latina e che tutt'oggi, nonostante gli indubbi limiti, può svolgere. Ma apertamente e onestamente critica nei confronti di tutti gli elementi distorsivi: limitazione delle libertà individuali, autoritarismo, burocratizzazione, ecc.

Grassi accenna, alla fine del suo articolo, al tema del rapporto tra socialismo e democrazia e al fatto che il socialismo debba coniugare "l’estensione dei diritti sociali con l’estensione delle libertà politiche e dei diritti civili". Approccio condivisibile, ma che per essere credibile, deve essere accompagnato da una chiara ed esplicita dichiarazione di dissenso quando queste libertà politiche e questi diritti civili vengono calpestati o limitati.

mercoledì 7 aprile 2010

Le tendenze elettorali per aree politiche

Si possono cercare di valutare i risultati elettorali delle regionali sulla base del confronto con i risultati delle europee del 2009 e delle politiche del 2008 per alleanze politiche e non per singole forze.
Nelle elezioni politiche si presentò uno schieramento di centro-destra composto da tre liste: PDL, Lega Nord, Movimento per le Autonomie di Lombardo. Nelle 13 elezioni in cui si è votato, l'alleanza che ha conquistato il governo ottenne il 46,7%, di cui il 9,5% alla Lega Nord e un contributo assolutamente marginale dell'MPA forte prevalentemente in Sicilia.
Nelle europee dell'anno successivo questo schieramento ottenne il 46,6% con una Lega Nord in crescita all'11,3%. Quindi risultato praticamente stabile con uno spostamento interno all'alleanza di destra a favore dei nordisti.
Nelle regionali lo stesso schieramento si presenta con una maggior frammentazione di liste. Complessivamente considerato ottiene il 47,6%. In questo computo ho considerato oltre a PDL e Lega Nord che sale al 12,3%, anche il nuovo PSI, l'UDEUR, l'Alleanza di Centro-DC, e liste civiche collegate al centro-destra.
Lo schieramento berlusconiano quindi cresce rispetto alle politiche dello 0,9%. Questo incremento avviene in parte anche svuotando le residue liste dell'estrema destra.
L'UDC aveva nelle elezioni politiche il 5,3%, nelle europee il 6,2%, nelle regionali con una tattica di alleanze variabili a seconda delle regioni ottiene il5,6% al quale risultato si può aggiungere lo 0,5% ottenuto dall'Alleanza per l'Italia di Rutelli. Quest'area si colloca quindi, per effetto dell'apporto dei settori ultramoderati usciti dal Partito Democratico, ad un livello di consenso pari al 6,1%, in crescita rispetto alle politiche dello 0,8%
Veniamo ora al centro-sinistra. Alle elezioni politiche del 2008 si presentava lo schieramento veltroniano costituito dal PD (a vocazione maggioritaria) che inglobava i radicali e dall'Italia dei Valori dipietrista. L'alleanza di centro-sinistra raccoglieva il 38,4%. Nelle europee dell'anno successivo PD, Italia dei valori, e lista Pannella-Bonino raccoglievano il 36,9%. In queste elezioni regionali il centro-sinistra "veltroniano" raccoglie il 36,4% con un calo rispetto a due anni fa di 2 punti percentuali. Cresce all'interno di questa coalizione il peso del'Italia dei Valori passata dal 4,3% delle politiche, al 7,8% del europee, al 6,9% delle regionali. Nel computo ho considerato PD, IdV, liste radicali e liste civiche collegate al centro-sinistra.
Al di fuori della coalizione costituita da Veltroni alle elezioni politiche restavano i socialisti e le forze che facevano parte della sinistra arcobaleno.
Nell'insieme queste forze raccoglievano nel 2008 il 4,1%, di cui il 3,1 alla sinistra arcobaleno e l'1,0 ai socialisti.
Le forze che erano confluite nella sinistra arcobaleno si sono presentate frammentate sia alle europee che alle regionali. Alle europee ex sinistra arcobaleno insieme ai socialisti raccoglievano il 6,7%. Nelle regionali le stesse forze hanno ottenuto il 6,8%, considerando nel computo Federazione delle Sinistre, Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi e Socialisti non berlusconizzati. Rispetto alle politiche si tratta di un 2,7% di voti in più.
Al di fuori di questi schieramenti resta l'estrema sinistra trotskista, praticamente scomparsa nelle regionali, mentre raccoglieva l'1,1% nelle politiche. Fa irruzione invece il movimento di Grillo che raccoglie l'1,7%.
Da questi dati emerge che:
1) gli spostamenti elettorali tra schieramenti sono minimi, mentre più consistenti sono quelli all'interno degli schieramenti stessi;
2) l'alleanza di centro-destra è solida e l'inversione di tendenza di cui ha parlato Bersani è - purtroppo - una pia illusione.
3) il centro-sinistra di Veltroni ha una vocazione maggioritaria tanto quanto un leone può avere una vocazione vegetariana. La distanza tra questa coalizione e quella di Berlusconi è andata crescendo di 3 punti percentuali.
4) il centro-sinistra di Bersani è potenzialmente più largo e dovrebbe poter inglobare il movimento di Vendola e qualche gruppo minore. In questo modo arriverebbe al 40% circa. L'eventualità di costituire un'alleanza stabile con l'UdC sembra per ora improbabile.
Da questo quadro emerge che il centro-sinistra nelle sue varie anime necessiterebbe di un mutamento strategico radicale per poter diventare maggioritario nel paese. Ben più complesso che un semplice rimescolamento di alleanze tra partiti.

martedì 6 aprile 2010

I risultati elettorali del movimento di Vendola

Dopo aver esaminato i risultati elettorali della Federazione della Sinistra, è utile effettuare un analogo riscontro sul movimento guidato da Niki Vendola, Sinistra Ecologia e Libertà (SEL). Sul piano nazionale SEL raccoglie sulle proprie liste il 2,1%. Se si considerano le liste presentate unitariamente ai verdi o al partito socialista, si arriva complessiva al 3,0%. Un calo dell 0,2% rispetto alle europee, quando però erano presenti anche verdi e socialisti, i quali hanno presentato in diverse regioni liste separate, avendo abbandonato il progetto di SEL.
Si tratta complessivamente di un dato che indicherebbe una certa stabilità del voto, se questo giudizio non andasse mitigato alla luce delle forti differenze esistenti a livello regionale e del forte trascinamento del voto pugliese.
Complessivamente le liste di SEL, includendo quelle con altri soggetti, si collocano davanti a quelle della Federazione della Sinistra, includendo in queste quelle costituite assieme ai verdi, di uno 0,2%. Nelle elezioni europee, nelle stesse elezioni nelle quali si è votato questa volta, la federazione era avanti di uno 0,3%.
Vediamo però i dati dettagliati per regione. SEL supera il 3% in Lazio col 3,1%, Toscana col 3,8%, Umbria col 3,4%, Basilicata col 4,0%, Calabria col 3,7% (insieme ai socialisti), Campania col 3,5%, la Puglia col 9,7%. I punti di forza sono le regioni rosse centrali, il Lazio e le regioni meridionali.
Le regioni nelle quali SEL è sotto il 2% sono l'Emilia-Romagna con l'1,8% (con i Verdi), la Lombardia con l'1,4%, il Piemonte con l'1,4%, il Veneto con l'1,2%. SEL è complessivamente molto debole in tutto il nord.
Ci sono altri due elementi di valutazione da prendere in considerazione e sono le variazioni rispetto al voto europeo e il confronto con la Federazione della Sinistra.
Rispetto alle europee SEL avanza in Liguria + 0,2%, Toscana +0,3% e Puglia + 2,8%. Arretra in tutte le altre regioni: Emilia-Romagna -0,2%, Lombardia -0,6%, Piemonte 0,9%, Veneto -0,3%, Lazio -0,7%, Marche -0,6%, Umbria -0,1%, Basilicata -1,3%, Calabria -2,1%, Campania -0,9%.
Da notare che SEL arretra anche in Lombardia e Campania, dove la Federazione si è presentata da sola fuori dalla coalizione di centro-sinistra. Nella sola Puglia, la regione di Vendola, SEL raccoglie 192.000 voti su un totale complessivo di 679.000 voti.
Per questo dicevo che il dato nazionale risulta fortemente condizionato dal risultato pugliese che nasconde un arretramento generalizzato. Nazionalmente la Federazione della Sinistra raccoglie 620.000 voti contro i 679.000 di SEL, ma se si sottrae il voto pugliese confrontando le altre 12 regioni che hanno votato, la Federazione raccoglie 556.000 voti, mentre il movimento di Vendola ne raccoglie 487.000.
Nel confronto diretto tra Federazione e SEL, la Federazione è davanti in Emilia-Romagna, in Liguria, in Lombardia, in Piemonte, in Veneto, nelle Marche, in Toscana, in Umbria, in Calabria. SEL è davanti in Lazio, Basilicata, Campania, Puglia.
Siamo di fronte ad una situazione nella quale il voto che si colloca a sinistra del PD ammonta complessivamente al 6%, ma risulta sostanzialmente diviso a metà tra due soggetti in competizione tra loro. E' chiaro che questa divisione indebolisce politicamente quest'area, favorendone la cancellazione dal dibattito politico-mediatico controllato dalle maggiori forze politiche. Nonostante, va sottolineato, quest'area sia equivalente all'UDC di Casini e inferiore di un solo punto percentuale all'IdV di Di Pietro che pure ha dominato mediaticamente il campo dell'opposizione, risulta pressoché assente dai mezzi d'informazione sia di destra che vicini al Pd e all'IdV.
Quale sia la prospettiva di SEL ancora non è chiaro. Il suo vero e forse unico punto di forza è dato dalla figura carismatica di Vendola, il quale ha dichiarato subito dopo il voto che i partiti sono ormai defunti come forze vitali. Al loro posto ha indicato come modello la mobilitazione informale costruita attorno alla sua candidatura in Puglia. In SEL sembra ancora ancora aperto il confronto fra partitisti, che vogliono costruire un soggetto politico organizzato con una propria identità e movimentisti estremi, che puntano su una struttura aperta ed informale. Vendola sembra schierarsi decisamente con questi ultimi.

sabato 3 aprile 2010

I risultati elettorali della Federazione delle Sinistre

I risultati delle elezioni regionali confermano la situazione di difficoltà della sinistra alternativa. Ancora non è stata superata la crisi profonda causata dalla sconfitta della sinistra arcobaleno nelle ultime elezioni politiche con l'esclusione dal parlamento.
Il confronto tra i dati delle regionali e delle europee è relativamente omogeneo in quanto già in occasione del voto del 2009 si presentavano in competizione l'aggregazione di Rifondazione, PdCI e altri gruppi minori da un lato e il raggruppamento tra scissionisti del PRC e fuoriusciti dai DS. Nel primo caso è stata formalizzata la costituzione della Federazione delle Sinistre, mentre nel secondo Sinistra, Ecologia e Libertà si presenta come una realtà più omogenea avendo perso per strada i socialisti e parte dei verdi.
In questo post metto l'attenzione sui dati della Federazione della Sinistra nelle singole regioni e sul confronto con le percentuali del voto europeo. Vorrei poi affrontare successivamente l'analisi dei dati di Sinistra ecologia e libertà e delle altre forze del centro-sinistra.
Il confronto percentuale sottovaluta necessariamente un altro dato che ha una notevole rilevanza: il forte calo della partecipazione al voto, che sembra aver colpito tutte le forze politiche comprese quelle della sinistra alternativa. Va sottolineato che anche quando il raffronto percentuale è favorevole, il numero effettivo dei voti è in calo.
Le Regioni che vanno meglio sono quelle dell'Italia centrale con una tradizione "rossa" molto forte.
In Toscana la Federazione (però qui alleata ai Verdi) ottiene il 5,3% e in Umbria il 6,2%.
Le regioni che superano il 3% oltre alle due citate sono: la Liguria con il 3,9%, le Marche con il 3,9%, la Calabria con il 4,0%, la Puglia (anche qui con i Verdi) con il 3,3%.
Sono sotto il 2,0%, il Veneto con l'1,6% e la Campania con l'1,6%.
In 3 regioni la Federazione non si è presentata in alleanza con il centrosinistra: le Marche, la Lombardia e la Campania. In Lombardia e Campania la sconfitta è secca, con il 2,0% nella prima e l'1,6% nella seconda. Relativamente migliore il risultato nelle Marche dove si registra una tenuta e dove la Federazione si presentava alleata con SeL.
In queste tre regioni la Federazione arretra rispetto alle europee. In Lombardia -0,7%, in Campania -2,2%, nelle Marche -0,3%. Disastroso il dato campano e ci si può chiedere se non sia stato un errore piuttosto grossolano candidare il segretario di Rifondazione che peraltro è piemontese. Il risultato migliore si ottiene nelle Marche dove il candidato presidente era direttamente espressione di radicamento territoriale e di capacità amministrativa, essendo un ex presidente provinciale.
Tra le altre 10 regioni, la Federazione aumenta la propria percentuale rispetto alle europee solo in Umbria con un +0,7% e in Toscana + 0,2% (ma con i Verdi). In due regioni è stabile sulla stessa percentuale dell'anno scorso: in Liguria con il 3,9% e in Puglia con il 3,3% (ma anche qui con i Verdi). Restano 7 regioni nelle quali c'è un calo di dimensioni molto diversificate. Il calo è pari o superiore all' 1% in Lazio con - 1%, in Basilicata con -2,3%, in Calabria con -2,7%.
Arretramenti più contenuti si registrano in Emilia-Romagna -0,3%, Piemonte -0,7%, Veneto -0,2%.
Nel valutare i fattori che hanno prodotto questi risultati occorre integrare sia cause nazionali che locali. Ma su questo conto di tornare in interventi successivi.

Ps. Va precisato che il dato della Basilicata è condizionato negativamente dalla mancata presentazione della lista nella provincia di Matera. A Potenza dove la lista era presente l'arretramento è stato dell1,6%.