mercoledì 7 aprile 2010

Le tendenze elettorali per aree politiche

Si possono cercare di valutare i risultati elettorali delle regionali sulla base del confronto con i risultati delle europee del 2009 e delle politiche del 2008 per alleanze politiche e non per singole forze.
Nelle elezioni politiche si presentò uno schieramento di centro-destra composto da tre liste: PDL, Lega Nord, Movimento per le Autonomie di Lombardo. Nelle 13 elezioni in cui si è votato, l'alleanza che ha conquistato il governo ottenne il 46,7%, di cui il 9,5% alla Lega Nord e un contributo assolutamente marginale dell'MPA forte prevalentemente in Sicilia.
Nelle europee dell'anno successivo questo schieramento ottenne il 46,6% con una Lega Nord in crescita all'11,3%. Quindi risultato praticamente stabile con uno spostamento interno all'alleanza di destra a favore dei nordisti.
Nelle regionali lo stesso schieramento si presenta con una maggior frammentazione di liste. Complessivamente considerato ottiene il 47,6%. In questo computo ho considerato oltre a PDL e Lega Nord che sale al 12,3%, anche il nuovo PSI, l'UDEUR, l'Alleanza di Centro-DC, e liste civiche collegate al centro-destra.
Lo schieramento berlusconiano quindi cresce rispetto alle politiche dello 0,9%. Questo incremento avviene in parte anche svuotando le residue liste dell'estrema destra.
L'UDC aveva nelle elezioni politiche il 5,3%, nelle europee il 6,2%, nelle regionali con una tattica di alleanze variabili a seconda delle regioni ottiene il5,6% al quale risultato si può aggiungere lo 0,5% ottenuto dall'Alleanza per l'Italia di Rutelli. Quest'area si colloca quindi, per effetto dell'apporto dei settori ultramoderati usciti dal Partito Democratico, ad un livello di consenso pari al 6,1%, in crescita rispetto alle politiche dello 0,8%
Veniamo ora al centro-sinistra. Alle elezioni politiche del 2008 si presentava lo schieramento veltroniano costituito dal PD (a vocazione maggioritaria) che inglobava i radicali e dall'Italia dei Valori dipietrista. L'alleanza di centro-sinistra raccoglieva il 38,4%. Nelle europee dell'anno successivo PD, Italia dei valori, e lista Pannella-Bonino raccoglievano il 36,9%. In queste elezioni regionali il centro-sinistra "veltroniano" raccoglie il 36,4% con un calo rispetto a due anni fa di 2 punti percentuali. Cresce all'interno di questa coalizione il peso del'Italia dei Valori passata dal 4,3% delle politiche, al 7,8% del europee, al 6,9% delle regionali. Nel computo ho considerato PD, IdV, liste radicali e liste civiche collegate al centro-sinistra.
Al di fuori della coalizione costituita da Veltroni alle elezioni politiche restavano i socialisti e le forze che facevano parte della sinistra arcobaleno.
Nell'insieme queste forze raccoglievano nel 2008 il 4,1%, di cui il 3,1 alla sinistra arcobaleno e l'1,0 ai socialisti.
Le forze che erano confluite nella sinistra arcobaleno si sono presentate frammentate sia alle europee che alle regionali. Alle europee ex sinistra arcobaleno insieme ai socialisti raccoglievano il 6,7%. Nelle regionali le stesse forze hanno ottenuto il 6,8%, considerando nel computo Federazione delle Sinistre, Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi e Socialisti non berlusconizzati. Rispetto alle politiche si tratta di un 2,7% di voti in più.
Al di fuori di questi schieramenti resta l'estrema sinistra trotskista, praticamente scomparsa nelle regionali, mentre raccoglieva l'1,1% nelle politiche. Fa irruzione invece il movimento di Grillo che raccoglie l'1,7%.
Da questi dati emerge che:
1) gli spostamenti elettorali tra schieramenti sono minimi, mentre più consistenti sono quelli all'interno degli schieramenti stessi;
2) l'alleanza di centro-destra è solida e l'inversione di tendenza di cui ha parlato Bersani è - purtroppo - una pia illusione.
3) il centro-sinistra di Veltroni ha una vocazione maggioritaria tanto quanto un leone può avere una vocazione vegetariana. La distanza tra questa coalizione e quella di Berlusconi è andata crescendo di 3 punti percentuali.
4) il centro-sinistra di Bersani è potenzialmente più largo e dovrebbe poter inglobare il movimento di Vendola e qualche gruppo minore. In questo modo arriverebbe al 40% circa. L'eventualità di costituire un'alleanza stabile con l'UdC sembra per ora improbabile.
Da questo quadro emerge che il centro-sinistra nelle sue varie anime necessiterebbe di un mutamento strategico radicale per poter diventare maggioritario nel paese. Ben più complesso che un semplice rimescolamento di alleanze tra partiti.

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