martedì 6 aprile 2010

I risultati elettorali del movimento di Vendola

Dopo aver esaminato i risultati elettorali della Federazione della Sinistra, è utile effettuare un analogo riscontro sul movimento guidato da Niki Vendola, Sinistra Ecologia e Libertà (SEL). Sul piano nazionale SEL raccoglie sulle proprie liste il 2,1%. Se si considerano le liste presentate unitariamente ai verdi o al partito socialista, si arriva complessiva al 3,0%. Un calo dell 0,2% rispetto alle europee, quando però erano presenti anche verdi e socialisti, i quali hanno presentato in diverse regioni liste separate, avendo abbandonato il progetto di SEL.
Si tratta complessivamente di un dato che indicherebbe una certa stabilità del voto, se questo giudizio non andasse mitigato alla luce delle forti differenze esistenti a livello regionale e del forte trascinamento del voto pugliese.
Complessivamente le liste di SEL, includendo quelle con altri soggetti, si collocano davanti a quelle della Federazione della Sinistra, includendo in queste quelle costituite assieme ai verdi, di uno 0,2%. Nelle elezioni europee, nelle stesse elezioni nelle quali si è votato questa volta, la federazione era avanti di uno 0,3%.
Vediamo però i dati dettagliati per regione. SEL supera il 3% in Lazio col 3,1%, Toscana col 3,8%, Umbria col 3,4%, Basilicata col 4,0%, Calabria col 3,7% (insieme ai socialisti), Campania col 3,5%, la Puglia col 9,7%. I punti di forza sono le regioni rosse centrali, il Lazio e le regioni meridionali.
Le regioni nelle quali SEL è sotto il 2% sono l'Emilia-Romagna con l'1,8% (con i Verdi), la Lombardia con l'1,4%, il Piemonte con l'1,4%, il Veneto con l'1,2%. SEL è complessivamente molto debole in tutto il nord.
Ci sono altri due elementi di valutazione da prendere in considerazione e sono le variazioni rispetto al voto europeo e il confronto con la Federazione della Sinistra.
Rispetto alle europee SEL avanza in Liguria + 0,2%, Toscana +0,3% e Puglia + 2,8%. Arretra in tutte le altre regioni: Emilia-Romagna -0,2%, Lombardia -0,6%, Piemonte 0,9%, Veneto -0,3%, Lazio -0,7%, Marche -0,6%, Umbria -0,1%, Basilicata -1,3%, Calabria -2,1%, Campania -0,9%.
Da notare che SEL arretra anche in Lombardia e Campania, dove la Federazione si è presentata da sola fuori dalla coalizione di centro-sinistra. Nella sola Puglia, la regione di Vendola, SEL raccoglie 192.000 voti su un totale complessivo di 679.000 voti.
Per questo dicevo che il dato nazionale risulta fortemente condizionato dal risultato pugliese che nasconde un arretramento generalizzato. Nazionalmente la Federazione della Sinistra raccoglie 620.000 voti contro i 679.000 di SEL, ma se si sottrae il voto pugliese confrontando le altre 12 regioni che hanno votato, la Federazione raccoglie 556.000 voti, mentre il movimento di Vendola ne raccoglie 487.000.
Nel confronto diretto tra Federazione e SEL, la Federazione è davanti in Emilia-Romagna, in Liguria, in Lombardia, in Piemonte, in Veneto, nelle Marche, in Toscana, in Umbria, in Calabria. SEL è davanti in Lazio, Basilicata, Campania, Puglia.
Siamo di fronte ad una situazione nella quale il voto che si colloca a sinistra del PD ammonta complessivamente al 6%, ma risulta sostanzialmente diviso a metà tra due soggetti in competizione tra loro. E' chiaro che questa divisione indebolisce politicamente quest'area, favorendone la cancellazione dal dibattito politico-mediatico controllato dalle maggiori forze politiche. Nonostante, va sottolineato, quest'area sia equivalente all'UDC di Casini e inferiore di un solo punto percentuale all'IdV di Di Pietro che pure ha dominato mediaticamente il campo dell'opposizione, risulta pressoché assente dai mezzi d'informazione sia di destra che vicini al Pd e all'IdV.
Quale sia la prospettiva di SEL ancora non è chiaro. Il suo vero e forse unico punto di forza è dato dalla figura carismatica di Vendola, il quale ha dichiarato subito dopo il voto che i partiti sono ormai defunti come forze vitali. Al loro posto ha indicato come modello la mobilitazione informale costruita attorno alla sua candidatura in Puglia. In SEL sembra ancora ancora aperto il confronto fra partitisti, che vogliono costruire un soggetto politico organizzato con una propria identità e movimentisti estremi, che puntano su una struttura aperta ed informale. Vendola sembra schierarsi decisamente con questi ultimi.

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