domenica 18 ottobre 2009

Unità dei comunisti Vs. rifondazione comunista

In un'articolo uscito su Liberazione, il venerdì 16 ottobre, il leader della corrente dell'Ernesto, Fosco Giannini, rilancia il tema dell'unificazione tra il PRC e il PdCI. Dall'esponente della componente ideologicamente più "ortodossa" del PRC viene la richiesta al segretario Paolo Ferrero di motivare le ragioni dell'opposizione ad un percorso che porti a riunire, in un nuovo partito, le due forze politiche sorte dalla scissione del 1998, quando coloro che erano contrari alla rottura col centro-sinistra decisero di dar vita al PdCI.

In realtà è lo stesso Giannini a rispondersi in quello che è il passaggio chiave del testo quando afferma:

"In verità, ciò di cui non si vuole prendere atto è che, essendo fallito il progetto di rifondazione comunista, ciò che occorre è ripartire dallo spirito originario che ci unì tutti dopo la Bolognina: una consapevole unità tra diversi (...) volta alla costruzione di un partito comunista dotati di una prassi e di un pensiero della rivoluzione in occidente (...)"

In queste breve capoverso c'è una rilettura del carattere originario del PRC, che viene rappresentato - ovviamente non con questa terminologia - come la confluenza tra una tendenza neo-comunista ed una tendenza marxista-leninista più tradizionale. La scelta del nome vide allora il prevalere della tendenza rinnovatrice. Fu soprattutto con la segreteria Bertinotti e soprattutto con la scissione del '98 che vide la divisione della corrente "conservatrice" tra coloro che fondarono il PdCI e coloro che restarono nel PRC , che prevalse nettamente la tendenza sostenitrice di una reale rifondazione politico-culturale del comunismo italiano.

La sconfitta elettorale e politica seguita all'esperienza del secondo governo Prodi, ha portato alla divisione della corrente rinnovatrice, con un parte consistente del vecchio gruppo dirigente bertinottiano orientato a costituire una nuova forza politica di sinistra post-comunista, considerando ormai fallito il progetto della rifondazione comunista ed anche lo schema delle due sinistre (una moderata social-liberale ed una alternativa anticapitalista) in competizione tra loro, avanzato tempo addietro dallo stesso Bertinotti.

Per Giannini la riunificazione del PRC col PdCI in un nuovo partito dovrebbe quindi sancire la sconfitta definitiva e l'abbandono dell'idea della rifondazione comunista. Le innovazioni prodotte a partire da questa concezione strategica sarebbero state sostanzialmente negative: l'abbandono della categoria dell'imperialismo (intesa dalla corrente dell'Ernesto come unità di tutte le forze antiamericane, anche quelle reazionarie, sul piano mondiale); il rifiuto a considerare tutt'ora vitale il pensiero dei dirigenti comunisti del '900 (tesi peraltro formulata da Bertinotti, ma non interamente condivisa all'interno del gruppo dirigente maggioritario del PRC); l'adozione di una analisi "liquidatoria" della storia del movimento comunista, incluso delle esperienze del socialismo autoritario di stato, alla quale si vorrebbe invece contrapporre un revisionismo apologetico (stile Losurdo).

Sembra difficile che l'unificazione tra PdCI e PRC possa essere effettivamente realizzata sulla base di questi riferimenti ideologici, che sono in contrasto, su elementi fondamentali, con una elaborazione appartenente a tendenze comuniste la cui formazione ha origine ben prima della segreteria Bertinotti, già dentro il PCI (ingraismo, sinistra berlingueriana) e nella estrema sinistra (componenti antistaliniste, Democrazia Proletaria) e che continuano a riconoscersi in una prospettiva rinnovatrice del comunismo.