mercoledì 22 aprile 2009

Europa, Europa

Riprendo l'editoriale del secondo numero di "Piovono Pietre". Ricordo che chi vuole ricevere la rivista via mail (il terzo numero sarà pronto tra pochi giorni), può scrivere a piovonopietre@gmail.com

Europa, Europa

E' assai probabile che nella campagna per le prossime elezioni europee di giugno si parlerà ben poco di Europa.
E non solo per le ragioni ricorrenti in questo tipo di elezione - la prevalenza dei temi di polemica interna, la distanza siderale tra cittadini ed istituzioni europee - ma anche e soprattutto per la convergenza dei due schieramenti maggiori, PdL da un lato, PD/ IdV dall’altro, sulla politica che le istituzioni comunitarie hanno prodotto in questi anni.

Se nelle scorse elezioni politiche Veltroni e Berlusconi si accusavano di copiarsi il programma, questa volta non è nemmeno necessario: il loro programma è già identico. Conservatori e socialdemocratici, i due grandi gruppi che hanno dominato il Parlamento europeo, si sono ritrovati di fatto sempre concordi nel praticare il primato dell’impresa e del mercato, rispetto al lavoro, all’ambiente, ai diritti e ai beni comuni.

Da questa ‘grande coalizione’ arrivano continui attacchi ai servizi pubblici e ai diritti conquistati dalle lavoratrici e dai lavoratori nei decenni scorsi.
La direttiva Bolkenstein, l’aumento dell’orario di lavoro settimanale massimo a 65 ore, la possibilità di aggirare i contratti nazionali importando imprese e lavoratori da altri Paesi…sono solo alcuni dei passaggi attraverso i quali si è cercato di sottomettere l’Europa agli schemi ultraliberisti.

L’unica voce fuori dal coro nel Parlamento europeo è venuta dal gruppo della sinistra comunista e alternativa. Il GUE/NGL (al quale appartiene Rifondazione Comunista) si è opposto a tutte le proposte liberiste, avanzate nel Parlamento europeo ed ha sostenuto il NO al Trattato costituzionale europeo, che aveva l’obbiettivo di perpetuare un assetto istituzionale poco democratico e di rendere ancora più difficile l’opposizione alle politiche liberiste; il Trattato, grazie al voto di francesi e olandesi, è stato affondato. Coerentemente, ora la sinistra anticapitalista si oppone al mini-trattato di Lisbona, che è un ricalco del precedente e che è stato rifiutato a sua volta dagli elettori irlandesi.

Il bipartitismo PDL-PD che si vuole imporre in Italia, si tradurrebbe in Europa in un monopartitismo, nel trionfo del pensiero unico, di fatto nella morte della democrazia. Per questo il richiamo della lista unitaria anticapitalista ad una comune battaglia europea e ad una comune presenza all’interno del gruppo parlamentare del GUE acquisisce un significato rilevante. Infatti, se la sinistra italiana sta attraversando una fase di grande difficoltà, in Europa la sinistra anticapitalista non è affatto scomparsa.

In diversi paesi le forze comuniste e alternative sono in crescita, nonostante le divisioni. In Germania, Olanda, Norvegia, Portogallo, Grecia, Repubblica Ceca il consenso elettorale si colloca tra il 10 e il 20%. In Francia un recente sondaggio attribuiva alle tre liste anticapitaliste un sostegno complessivo pari al 16%. Ci sono movimenti di lotta importanti in Portogallo, Grecia, Francia, Irlanda. L’Italia è oggi più arretrata. In questo esito scontiamo errori della sinistra, ma la responsabilità principale va senza dubbio ascritta alla lunga deriva moderata che ha portato dallo scioglimento del PCI alla nascita del PD.

La lista unitaria di PRC, PdCI, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti, per il cui successo dobbiamo lavorare, è anche lo strumento per dare il nostro contributo ad una comune opposizione europea al liberismo e al capitalismo. E’ l’unica lista in campo in Italia ad avere inequivocabilmente questo profilo. Non è in discussione invece la fusione tra i partiti che concorrono alla lista. Su questo il Congresso di Rifondazione Comunista è stato chiaro: rilanciare il PRC e il suo progetto strategico, dentro una più ampia ricerca di unità delle forze comuniste, anticapitaliste e antiliberiste.

Trasformare la campagna elettorale, nella quale dovremo conquistare consenso attorno a contenuti politici - democrazia, diritti, pace, uscita a sinistra dalla crisi - in un confronto tutto interno ai partiti, sarebbe un errore grave.
Il profilo della proposta politica è chiaro e i segnali che vengono dai sondaggi sono incoraggianti. Ma lo sappiamo, nessun voto ci verrà regalato, dovremo conquistarceli tutti, uno ad uno.
Ciò che è certo è che si comincia ad intravedere una possibilità di ripresa, sta a noi non lasciarcela sfuggire.

Franco Ferrari

martedì 14 aprile 2009

L'editoriale del primo numero di "Piovono Pietre"

Riporto l'editoriale del primo numero di "Piovono Pietre", la rivista on-line curata da un gruppo di compagne e compagni di Rifondazione Comunista dell'Emilia-Romagna (tra i quali il sottoscritto). E' già uscito anche il secondo numero e un terzo è in preparazione. Chi è interessato la può richiedere al seguente indirizzo mail: piovonopietre@gmail.com

Rifondazione Comunista per l’oggi e per il domani

Siamo di fronte, in questa fase, all’accelerazione della crisi del liberismo. E siccome il liberismo è la forma che il capitalismo ha assunto a partire dagli anni ’80, è naturale che questa crisi stia diventando, per molti versi, una crisi di società.
Come tutte le crisi, essa presenta pericoli e opportunità. Nell’immediato non c’è dubbio che essa colpisca in modo diffuso la condizione di vita di lavoratrici e lavoratori, precari, giovani e meno giovani, di tutti coloro il cui reddito si è già assottigliato negli ultimi anni, mentre rendita e profitti continuavano a fare festa.
Dal canto suo, la destra utilizza la crisi per accentuare la sua svolta reazionaria, per falciare i diritti dei lavoratori, dalla cancellazione del contratto nazionale alla compressione del diritto di sciopero, per alimentare razzismo, sessismo e clericalismo, per rimettere in discussione le conquiste costituzionali.

L’opposizione parlamentare - PD, IdV, UdC - è debole, spesso connivente sulle scelte di fondo. Il PD si sta dimostrando fallimentare, incapace di costruire una alternativa alle politiche berlusconiane, ma anche inadeguato al ben più modesto obiettivo di alternanza di governo. Pensava che il suo compito storico fosse quello di ‘imbellettare’ il liberismo e oggi, di fronte alla crisi, è senza bussola.
In questo quadro si muove la Rifondazione Comunista del dopo Chianciano.
Dopo il tracollo elettorale, sul quale ha pesato la delusione politica suscitata dal governo Prodi, ne abbiamo tratto le necessarie conseguenze in un congresso difficile, che ha però saputo indicare dal basso una ‘svolta a sinistra’, una (re)immersione nei conflitti, nei movimenti, nei bisogni sociali.

Chi non ha condiviso l’esito congressuale ha prodotto una lenta e costante fuoriuscita, trascinatasi per mesi, oscurando il faticoso e quotidiano lavoro di rilancio del partito e contribuendo a darne una lettura caricaturale. Adesso le nebbie si stanno diradando ed emerge l’inconsistenza strategica di un’operazione scissionistica che sta traghettando i suoi protagonisti fuori dal ‘comunismo’ e dalla ‘sinistra di alternativa’, conducendoli inesorabilmente verso la sinistra liberale.

Noi, le/i compagne/i che danno vita a questo nuovo strumento di comunicazione, hanno condiviso pienamente la svolta a sinistra, l’esito congressuale, l’idea dell’utilità sociale e politica di Rifondazione Comunista per l’oggi e per il domani.
Non si trattava di tatticismo congressuale, ma della riaffermazione di un progetto strategico, ferito sì, ma tuttavia vitale e necessario, anche alla luce della crisi del liberismo e dello speculare disastro del centrosinistra. Ne è elemento costitutivo il nesso tra il sostantivo "rifondazione" e l'aggettivo "comunista", fondamentale per la costruzione della sinistra di alternativa in Italia. Ogni tentativo di scindere quel legame - vuoi per affermare una sinistra senza aggettivi e senza radicamento, vuoi per affermare un progetto basato solo sull'identità e sui simboli - ci trova contrari.

A questo progetto vogliamo contribuire, anche a partire dalla nostra realtà, l’Emilia-Romagna:

*per comprendere come le dinamiche nazionali si declinano nei territori;
*per affrontare il tema del governo locale, liberi da schematismi ideologici contrapposti - accordo o rottura – interrogandoci sul se e sul come la nostra presenza nelle istituzioni possa farsi strumento di costruzione di un’alternativa di società;
*per dare spazio al protagonismo di Rifondazione, veicolando le esperienze positive, la nostra presenza nelle vertenze, i tentativi di costruzione del ‘partito sociale’;
*per contribuire al dibattito interno, ma fuori dalla logica delle esasperate contrapposizioni correntizie, che rischiano di diventare sempre più opprimenti; per noi l'appartenenza a Rifondazione Comunista viene prima della mozione votata al congresso, del leader di riferimento, di questa o di quella rivista interna.

PIOVONO PIETRE, raccontava Ken Loach in un film girato negli anni più duri del thatcherismo, vero e proprio ‘uovo di serpente’ della crisi attuale.
E quando piovono pietre, bisogna saper reagire, pensando e agendo collettivamente per uscire dalla crisi in direzione opposta a quella che vorrebbero imporci le classi dominanti.

Noi vogliamo provarci … e voi?

La Redazione

lunedì 13 aprile 2009

Non usate il sisma per l'election day

di Francesco Piobbichi* (da Liberazione)

La proposta di accorpare il referendum - che prevede un sistema bipartitico per il nostro Paese - con le elezioni politiche, ha il solo obbiettivo di cancellare definitivamente la sinistra dal Parlamento. Con i manifesti del Pd ancora affissi che dicevano di utilizzare i soldi del referendum per la sicurezza, non si è avuto nemmeno il garbo di aspettare che terminassero i funerali di stato all'Aquila per tramutare la campagna in corso d'opera sostenendo che questi soldi dovrebbero andare ai terremotati dell'Abruzzo, con tanto di appello online dall'Unità.

Se dovesse passare il referendum, il nostro paese diventerebbe ancora di più una democrazia autoritaria che non ammette voci dissonanti né in Parlamento né nel sistema dell'informazione (cosa che per certi aspetti avviene già ora visto che siamo oscurati sistematicamente dai media del regime bipartitico). L'unico scopo del Pd, impossibilitato a fare opposizione come si deve per i suoi profondi intrecci con i poteri forti, anche a dispetto della forte mobilitazione della Cgil, è quello di cancellare per via referendaria la sinistra. Questo e null'altro, se non la sopravvivenza di un gruppo dirigente che si ritaglierà di volta in volta spazi contrattandoli con Berlusconi.

Chi in queste ore firma questo appello si sta rendendo responsabile di spingere il nostro Paese verso una democrazia autoritaria, strumentalizzando una tragedia che non avrebbe dovuto entrare nella bagarre della polemica politica. Fin da lunedì ho contribuito assieme a molti altri compagni e compagne volontari a montare tende e distribuire generi di prima necessità ai terremotati.

Fin da lunedì, nel silenzio dei media di regime, nelle pieghe dell'assenza degli interventi della protezione civile, la comunità politica del Prc ha dato risposte attive, ha raccolto montagne di materiale nelle nostre sedi, dimostrando un'energia impressionante che nessuno può disconoscere. Non sarà un sistema elettorale a cancellare questa forza, non saranno gli sbarramenti ad impedirle di lottare o gli appelli al voto utile a terminarla.

La storia ci insegna che in politica mai niente è definitivo e che il futuro non è scritto. In queste nottate passate in macchina, in questi giorni sotto il sole a tirar su tende per i terremotati, con le labbra spaccate dal freddo e la pelle bruciata dal sole, ho ritrovato quello che siamo noi di Rifondazione. Persone che della solidarietà hanno fatto la propria bandiera di vita. Penso che questa storia non abbia più niente in comune con chi, standosene dietro una scrivania, mette la sua firma su un'appello che tende a dividere. So bene che i soldi vanno dati ai terremotati e pure parecchi, a partire da quelli degli stipendi dei parlamentari che non si riducono, delle rendite che nessuno tocca, dell'evasione che nessuno colpisce, soldi buttati negli armamenti, nella missione in Afghanistan, nel ponte sullo stretto, nella Tav, negli stipendi dei manager pubblici, di tutti quei miliardi e miliardi che in questi anni i governi hanno dato ai padroni e alle banche anziché ai lavoratori e ai pensionati.

Ma di tutti queste voci nell'appello non c'è traccia. Solo quattro righe per legittimare il referendum ammazza-sinistra che restringe la democrazia. Leggere poi che tra le firme ci siano, trasversalmente, ex ministri ed ex deputati, che quando governavano ai poveri hanno preso anziché dare, mi aiuta a riconoscere in tutto questo una strumentalità che non accetto.

*Partito Sociale Prc