Il nuovo leader del Pd, Dario Franceschini, si è dimostrato finora più abile del suo predecessore Veltroni. Qualche scambio di insulti con Berlusconi, qualche proposta sociale a buon mercato per conquistare i titoli dei giornali dei TG, soprattutto quelli amici sono bastati per ridare un po' di vitalità ad un partito dall'encefalogramma piatto.
Tutto questo è sufficiente per dare un giudizio diverso sulla politica del PD e sul suo carattere di partito strutturalmente moderato, rinchiuso dentro un orizzonte social-liberale? La risposta a questo quesito è "no". Ci sono due elementi che confermano la sostanziale continuità di Franceschini rispetto a Veltroni. Il primo emerge dalla sua visione della crisi economico-sociale, il secondo dalle iniziative perseguite sul terreno istituzionale-elettorale.
In più occasioni il leader del PD ha spiegato la crisi paragonandola alle piene del Po, quando di fronte al pericolo dello straripamento del fiume ci si metteva tutti insieme per sistemare i sacchi di sabbia. E' interessante questa idea che una crisi economico-sociale che scoppia dopo una lunga fase di egemonia liberista, si trasformi in un cataclisma meteorologico. La piena del Po è un accidente di cui nessuno è responsabile. Arriva, bisogna mettersi tutti insieme per proteggersi, dopo di che passata la piena si torna alla vita di sempre.
Non viene individuata nessuna relazione tra la crisi e le politiche dominanti degli anni precedenti: finanziarizzazione, spostamento del reddito a favore del profitto e della rendita a scapito del lavoro, precarizzazione, privatizzazioni anche dei beni comuni, ecc. ecc. Tutti questi elementi cardine delle politiche liberiste, che il PD ha accettato quando era al governo e che non rinnega nemmeno all'opposizione, restano tabù indiscutibili. Tutte le proposte avanzate in questi giorni, infatti sono dei meri palliativi sociali. Pannicelli caldi che servono ad attutire gli effetti della crisi senza rimettere in alcun modo in discussione gli equilibri di potere economici e sociali che si sono affermati negli anni passati.
Oggi tanti precari finiscono in strada e sono privi di qualsiasi copertura, ma per il PD il problema non è nell'estesa precarizzazione dei rapporti di lavoro, che infatti questo partito ha difeso anche durante il governo Prodi. Se c'è stato un processo di impoverimento diffuso di strati sociali estesi, ciò non è in alcun modo riconducibile al fatto che la distribuzione della ricchezza si sia fortemente sbilanciata negli ultimi anni a favore del profitto e della rendita e a svantaggio de redditi da lavoro. Infatti Franceschini impedì di portare la tassazione sulla rendita ai livelli europei e oggi propone solo un elemosina una tantum dei ricchi ai poveri. La crisi è arrivata, non è colpa di nessuno, siamo tutti sulla stessa barca, distribuiamo un po' di minestre calde in attesa che tutto torni come prima...
D'altra parte Franceschini, nel suo intervento alla riunione della Confcommercio, ha espresso un altro concetto interessante in linea con questa visione: "C'e' una povertà allargata aumentano i furti nei supermercati. Questo e' un dramma. Cosa c'entra la destra e la sinistra con questo?". Già, cosa c'entrano la destra e la sinistra. Peccato che Berlusconi lo sappia benissimo e infatti utilizza la crisi per rafforzare i rapporti di forza a favore degli interessi sociali che egli ritiene prioritari.
Sulla questione istituzionale, Franceschini è stato il principale protagonista del patto con Berlusconi per introdurre la soglia del 4% nelle elezioni europee. Ora è particolarmente impegnato a cercare di favorire il passaggio del referendum per cambiare il sistema elettorale in modo da creare un regime perfettamente bipartitico.
Siccome il problema dei referendum è ormai il raggiungimento del quorum, il colpo di furbizia è di farlo coincidere con le elezioni amministrative ed europee. Il bipartitismo coatto, anticipato politicamente nell'"andiamo da soli" delle elezioni politiche è l'imbragatura dentro il quale compiere il passaggio definitivo verso un sistema politico compiutamente post-costituzionale e ademocratico. Un assetto dentro il quale Berlusconi può sguazzare sempre più felice. La proposta del Premier di far votare in parlamento solo i capigruppo è sfacciatamente reazionaria, ma non si differenzia qualitativamente dalla desertificazione del sistema politico che sta dietro il referendum sul sistema elettorale sostenuto da Franceschini (così nel prossimo Parlamento potranno votare in due...).
Queste considerazioni mi portano a dire che la sconfitta del PD alle elezioni di giugno è un passaggio essenziale per tenere aperta una prospettiva di ripresa di protagonismo democratico e sociale in Italia. Non che il PD sia peggio della destra. Solo che il PD non può essere in alcun modo un argine al consolidarsi per un lungo periodo dell'egemonia della destra e ancor meno può contribuire ad indicare una uscita dalla crisi economico-sociale che rimetta in discussione i meccanismi del liberismo che l'hanno prodotta.
Fuori come un balcone
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Adesso siamo sicuri che anche Erdogan è ‘fuori come un balcone’ !!! Quale
sarebbe il modello turco da seguire? Quello che fracassa la gente in
piazza? P...
2 settimane fa


