domenica 22 febbraio 2009

PD: una balena bianca... spiaggiata

La pletorica assemblea nazionale del PD di ieri ha votato la continuità con la precedente gestione di Veltroni. Questo è il significato in sostanza dell'elezione del suo vice, Franceschini, a leader del partito. La soluzione dei nodi strategici viene rimandata all'autunno dopo le elezioni amministrative ed europee.

Non c'è stata la rivolta della base contro gli "oligarchi" del partito di cui erano pieni i giornali dei giorni scorsi. Forse perché questa base in realtà non esiste. La struttura del partito è composta prevalentemente da ceto politico-istituzionale che ha costituito, secondo quanto scrive Frida Nacinovich su Liberazione, l'80% dei componenti dell'assemblea di ieri. Questo ceto è ben consapevole dei rischi che corre da una dissoluzione del partito e soprattutto non ha a disposizione una strategia alternativa.

Franceschini non ha rivisto criticamente nessuno degli elementi della strategia di Veltroni che ha portato il PD ha subire ripetute sconfitte elettorali, ma ha solo fatto concessioni verbali e marginali sui vari temi, dai contenuti politici alle alleanze. Inoltre ha affermato con molta forza la volontà di "decidere da solo".Uno strano criterio per un partito che si definisce democratico ma nel quale sembrano mancare anche i minimi strumenti di effettiva partecipazione e di condivisione delle decisioni.

L'impressione che viene data (confermata anche dall'editoriale di stamattina di Scalfari, su Repubblica, giornale sponsor del PD) è che il progetto politico sia ottimo e che le difficoltà derivino sempre da qualche ostacolo frapposto alla sua affermazione. Dopo il fallimento del governo Prodi, anziché compiere un esame autocritico, delle ragioni della verticale caduta di consenso del centro-sinistra, Veltroni ha scaricato tutte le responsabilità sugli alleati, in particolari quelli di sinistra.

Quindi la soluzione era procedere da soli (o quasi, viste le alleanze con Di Pietro e i radicali) e affermare la vocazione maggioritaria del PD. Le elezioni hanno dimostrato che questa vocazione è molto proclamata nei discorsi ma inesistente nella società. Il PD si è parzialmente salvato grazie al "voto utile" anti-Berlusconi, ma poi si è dimostrato del tutto incapace di fare opposizione. Eliminata la presunta o reale "zavorra" esterna al progetto del PD nel campo del centro-sinistra, ora il nuovo nemico è la "zavorra" interna: gli oligarchi che avrebbero impedito a Veltroni di far capire agli italiani la sua strategia e di affermare il suo "riformismo".

Ma il fallimento veltroniano non deriva dagli ostacoli esterni quanto dalla sua inconsistenza interna. Il suo moderatismo di fondo, l'idea di dover gestire un liberismo temperato e debolmente sociale, il mix di tecnocrazia arrogante e modernismo simbolico, sembra non avere radici nel Paese. Ancora meno con l'aggravarsi di una crisi economica, che diventa anche sociale.

Nel discorso di Veltroni l'unico risultato positivo che ha potuto rivendicare alla sua gestione è stata la semplificazione del sistema politico attraverso la riduzione del numero dei partiti. Questa semplificazione ha terremotato il campo del centro-sinistra, lasciando il PD senza alleati credibili a fronte di un centro-destra che ha invece dimostrato di saper gestire molto meglio il suo campo di forze.

Con l'esperienza del governo Prodi, il PD ha certificato di non essere forza di alternativa alla destra (ovvero portatore di una idea di società significativamente diversa da quella della coalizione berlusconiana), ma la gestione incolore di Veltroni gli ha fatto perdere credibilità anche solo come strumento di alternanza di governo.

Il PD sopravviverà alla sua crisi? Probabilmente sì, perché sarà determinante lo spirito di autoconservazione del suo ceto politico che ne costituisce la spina dorsale. Sarà in grado di darsi una strategia diversa da quella perseguita dalla sua nascita? Altrettanto probabilmente no. Può solo sperare che il consenso gli torni per effetto di un meccanismo di riflusso di una parte dell'elettorato di destra, se questo resterà deluso dal governo. Ma non è detto che basti.