Finora la parola d'ordine dell'unità è stata utilizzata soprattutto da coloro che vogliono dividere. Che fosse l'unità a sinistra dal versante dei "vendoliani" o l'unità dei comunisti dal versante di Diliberto, dietro alle parole c'erano processi politici reali che introducevano elementi di divisione e di contrapposizione ideologica. In entrambi i casi si trattava e si tratta di una sorta di "OPA ostile" nei confronti di Rifondazione Comunista, per usare la terminologia del mondo della finanza e dell'industria.
Negli ultimi interventi il segretario del PRC, Paolo Ferrero, ha ripreso la questione dell'unità a sinistra cercando di sottrarla all'uso strumentale che le due operazioni politiche speculari e contrapposte ne fanno. E ponendola nel dibattito a partire dalla scelta politica fatta al Congresso di Chianciano che aveva detto "no" alle due ipotesi "costituenti", quella della sinistra e quella dei comunisti, per darsi l'obbiettivo del rilancio di Rifondazione Comunista, in quanto partito e in quanto progetto politico-strategico.
Nel corso del percorso congressuale, in verità, i sostenitori delle due costituenti hanno via via sfumato la loro proposta al punto da cercare di renderla irriconoscibile. Chi ha assistito ai congressi, ha potuto verificare che le due ipotesi costituenti venivano quasi sempre "dimenticate" nelle presentazioni dei documenti, per non dover esplicitare quello che altrimenti sarebbe risultato evidente, cioè che la condizione preliminare della loro realizzazione sarebbe stato il superamento di Rifondazione Comunista e l'archiviazione del progetto politico che ha distinto questo partito dagli altri presenti nel panorama politico e da tutte le diverse scissioni che ha subito nel corso del tempo.
Respingere le due proposte strategiche alternative, significa porsi in modo diverso il problema dell'unità, non ignorarlo. Si è visto che porre sul tappeto ipotesi unitarie non fondate sul riconoscimento della pluralità ideologica e politica dei soggetti da unire, anche riconoscendo le buone intenzioni iniziali, ha prodotto e produrrà solo ulteriori divisioni. Il vizio di fondo si è rivelato evidente nel percorso che ha portato dalla "massa critica" di Bertinotti che poneva il tema dell'unità politico-programmatica, all'agitazione anticomunista dei vendoliani dopo Chianciano (con Sansonetti come "testa pensante", o forse sarebbe più corretto dire come "ombelico pensante"). Dopo aver introdotto nel confronto i veleni della contrapposizione ideologica, tanto più attraverso una sommaria caricatura delle posizioni altrui, risulta irricevibile e ipocrita la proposta fatta da Vendola in questi giorni di unità elettorale col PRC.
Anche la proposta di unità dei comunisti ha il limite fondamentale di essere presentata come un "a priori" identitario e non di misurarsi nella verifica concreta di una intesa sui temi fondamentali e sul progetto strategico. La vicenda storica del comunismi e dei movimenti e partiti comunisti ha dimostrato inequivocabilmente l'esistenza di una pluralità di identità comuniste. Concretamente è stato così anche in Italia, sia all'interno del PCI che al di fuori di esso. I due filoni principali possono essere sommariamente definiti come riferentisi a due paradigmi diversi: quello "marxista-leninista" e quello "neo-comunista". All'origine, il PRC è stato la confluenza di entrambi e di altre componenti minori. Le numerose divisioni e i tanti conflitti interni hanno dimostrato che non basta il riferimento al comunismo (meglio sarebbe dire - appunto - ai comunismi) per giustificare di per sé la convivenza nello stesso partito.
L'identità, almeno se si ragiona in termini storico-materialistici, è qualcosa che si verifica nel fare e nella ricerca politico-culturale, non è un dato preesistente.
L'unità deve essere verificata nella pratica. Altrimenti si dovrebbe solo prendere atto che per molti che stanno in Rifondazione Comunista esiste una irriducibile diversità da Diliberto e Rizzo. L'unità dei comunisti, così come l'unità della sinistra che ha via via assunto i caratteri di un rozzo anticomunismo, per come sono poste possono essere solo fonte di ulteriori divisioni.
Partendo da qui si può parlare costruttivamente e politicamente, non identitariamente e ideologicamente, di unità. Penso che il tema del'unità vada posto a tre livelli tra loro correlati, ma altrettanto importanti. Senza confondere i piani. Occorre iniziare un processo di costruzione di un coalizione di massa antiliberista che contrasti l'egemonia della destra su tutti i terreni e apra la strada ad una alternativa politica e sociale. Nell'avvio di questo processo è utile realizzare una unità delle forze politiche che si collocano a sinistra del PD, evitando operazioni elettoralistiche che si sono dimostrate fallimentari. E soprattutto, anche quando si rendano possibili e necessarie alleanze elettorali, considerarle esplicitamente come tali e non come passaggi per la costruzione surrettizia di nuovi partiti. Il terzo livello è quello della costruzione del consenso attorno al progetto strategico della rifondazione comunista. Va da sé che tutto questo è molto più facile a dirsi che a farsi. In ogni caso l'unità non può che essere a "geometria variabile".
Fuori come un balcone
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Adesso siamo sicuri che anche Erdogan è ‘fuori come un balcone’ !!! Quale
sarebbe il modello turco da seguire? Quello che fracassa la gente in
piazza? P...
2 settimane fa


