domenica 29 giugno 2008

E' arrivata l'ora del partito del popolo della sinistra?

Le "11 tesi dopo lo tsunami", elaborate dal Centro per la Riforma dello Stato, e nelle quali è predominante l'impronta di Mario Tronti, sono presentate sul sito della seconda mozione (Manifesto per la Rifondazione) con grande evidenza e con diversi interventi di approvazione, così come molto rilievo è stato dato da Liberazione al convegno che il CRS ha organizzato per discutere quelle tesi.

Come dicevo nel post precedente, molti concetti sono esposti con formule brillanti ma non particolarmente chiare. Così come è scarsa la concretezza, ma dall'insieme qualche punto importante emerge e vale la pena di discuterlo, visto che sembra delineare lo sfondo teorico della "Costituente di Sinistra".

Si può partire dal punto di arrivo che è la costituzione del "Partito del popolo della sinistra" (definizione che riecheggia evidentemente quella del partito di Berlusconi). Come si arriva a questa idea? Innanzitutto tracciando un duplice bilancio negativo della prospettiva del Partito Democratico ("competere al centro")e della Sinistra Arcobaleno ("perché non si può essere troppo a lungo anticapitalisti e deboli").

Da questo doppio fallimento che cosa deve emergere? Il passaggio chiave è questo: "il popolo della sinistra ha diritto di avere, per sé, una forza politica. (...) Non di una piccola sinistra, residuale, testimoniale, arroccata nei passati simboli e nelle antiche identità, ma di una Grande Sinistra, moderna, critica, autonoma, autorevole." Posto così il dilemma ha una sola risposta. Chi non preferirebbe una Grande Sinistra (e detta con le maiuscole dà ancora più l'idea di quanto debba essere maestosamente grande) al posto di una piccola sinistra (che naturalmente le maiuscole nemmeno se le merita).

Quindi, sembrerebbe che il popolo della sinistra si organizzi e dia vita a questa Grande Sinistra. In realtà non è così semplice perché "si tratta di andare a ri-conoscere il popolo della sinistra". E riconoscere non vuole dire rappresentare ma "costruire, o meglio, ricostruire un campo di forze". Per sintetizzare, il compito della politica è "fondare il popolo".

Allora, il popolo della sinistra non è all'origine del processo, come sembrava dal primo concetto esposto, ma alla fine. E' la decisione politica (potremmo dire senza forzare troppo la "volontà di potenza" della politica) ad essere all'origine del processo. In altra parte del testo si dice che la crisi della politica non è crisi di rappresentanza, perché nel capitalismo siamo ormai oltre le classi e quindi anche oltre il movimento operaio. Prima c'erano le classi e queste chiedevano di essere rappresentate, ora c'è quella che il CENSIS chiamerebbe "la mucillagine". La politica produce il conflitto e attraverso di esso il legame sociale. Questo è il senso della parola d'ordine "fare società" come compito della Nuova Sinistra.

E' esaurita l'esperienza storica del movimento operaio, si dice, ma resta la "nuova e antica centralità: dare forma politica al pluriverso del lavoro". Dove pluriverso viene implicitamente contrapposto a universo, per indicare la differenziazione interna del mondo del lavoro.

Come si colloca il "partito del popolo della sinistra" rispetto alla storia della sinistra? Naturalmente oltre. "Non si tratta di mettere insieme i pezzi della vecchia sinistra. Sarebbe un'operazione fuori tempo e senza spazio. (...) Tutte e due le tradizioni, quella comunista e quella socialdemocratica, sono esaurite." Fatti i conti - sbrigativamente - con il passato che cosa resta? Delle "tracce di civiltà" depositate nella storia del paese in attesa di essere riconosciute, valorizzate e riunificate con le nuove culture (femminismo, ambientalismo, diritti della persona).

In un intervento di qualche tempo fa sul Manifesto, Tronti aggiungeva anche che va finalmente superato lo schema "vetusto e oscuro" delle due sinistre, tema sollevato in particolare da Bertinotti che vi dedicò anche un libro e che venne contestato da più parti, in particolare da coloro che diedero vita alla scissione del PdCI come da coloro che oggi hanno dato vita a Sinistra Democratica.

Forse ho semplificato troppo le tesi trontiane, ma mi pare che lette dal punto di vista politico-culturale maturato da Rifondazione Comunista (compreso il contributo che ad esse ha dato Bertinotti da segretario) esse entrino in contraddizione su diversi punti centrali. Provo schematicamente ad elencarli: la rimozione del tema del superamento del capitalismo, l'archiviazione definitiva dell'orizzonte della rifondazione comunista, l'impossibilità a costruire quello che abbiamo chiamato "nuovo movimento operaio", il superamento della dialettica tra le due sinistre alternativa/anticapitalista-riformista/di governo, l'obsolescenza del conflitto di classe.

Sarebbe interessante ricostruire politicamente le ragioni del passaggio di una parte del gruppo dirigente del PRC che oggi si ritrova nella seconda mozione, da queste tesi a quelle di Tronti. A me pare evidente che queste ultime siano propedeutiche ad una rimessa in discussione dei fondamenti di Rifondazione Comunista e non su elementi identitari, ma proprio su quelli di maggiore innovazione.

Tronti sia nelle 11 tesi e in modo più esplicito e colorito nella sua relazione al CRS ripropone la centralità del lavoro nella definizione del "partito del popolo della sinistra", anche se in una accezione neo-laburista e riformista, quindi diversa da chi afferma la centralità del conflitto capitale-lavoro in relazione al tema del superamento del capitalismo. Secondo il direttore di Liberazione Sansonetti, la differenza principale tra prima e seconda mozione starebbe tra sostenitori della centralità del conflitto capitale e lavoro e sostenitori della pariteticità tra questo ed altre contraddizioni. Ma mi pare che nessuno di coloro che hanno assunto Tronti come maitre-à-penser della "costituente della sinistra", si sia scandalizzato di questo, a conferma che il Congresso - e ce ne eravamo già accorti - si gioca su ben altro.

sabato 28 giugno 2008

E' Tronti il nuovo maitre-a-penser della costituente di sinistra?

Dalla lettura dell'edizione odierna di Liberazione,che dedica ampio spazio al convegno del Centro per la Riforma dello Stato, sembra di capire che Mario Tronti sia considerato l'intellettuale di riferimento della costituente di sinistra.

Se in una fase precedente sembrava che fosse Toni Negri, con le sue moltitudini, ad influenzare alcune premesse teoriche di una parte di Rifondazione, è un altro teorico dell'operaismo italiano, ma stavolta espressione della sua componente più moderata, a fornire la basi sulle quali fondare la nascita del nuovo soggetto unitario della sinistra.

Come spesso succede agli esponenti di questa scuola di pensiero le formule brillanti ed evocative sostituiscono spesso la chiarezza concettuale e la concretezza delle proposte.

Comunque Tronti (o meglio le 11 tesi del CRS) mi sembra che dica alcune cose precise. Innanzitutto che va superato il paradigma delle due sinistre, a suo tempo affermato con molto vigore, da Bertinotti. Secondo, che le tradizioni comunista e socialdemocratica sono esaurite. Terzo che le vecchie identità e simboli hanno esaurito la loro funzione. Quarto che occorre realizzare una Grande Sinistra moderna, popolare ecc. Quinto che deve essere un partito perchè è l'unico modo per non farsi intrappolare dall'antipolitica. Sesto che deve ridare la parola al mondo differenziato del lavoro (si parla di pluriverso anzichè di universo).

Tutto questo a partire dalla convinzione che oggi la crisi della politica non deriva dal fatto che essa è troppo lontana dalla società, ma che semmai le è troppo vicina e la rispecchia troppo. La crisi della politica deriverebbe da una mancanza di soggettività politica. Inoltre è la politica che attivando i conflitti produce il legame sociale, "crea la società" altrimenti frammentata, individualista, anarchica (in senso negativo).

Mi sembra che ci sia qui l'idea che la politica nasca da se stessa, sia in fondo "volontà di potenza". Non è espressione del conflitto sociale esistente, a cui dare forma programmatica e progettuale (sia essa reazionaria, conservatrice, moderatamente riformista, rivoluzionaria, ecc.) ma è l'atto da cui il conflitto sociale discende.

Per ora mi fermo qui, ma penso che vada fatta una analisi più approfondita, per quanto, almeno di primo acchito, la tesi fondamentale risulti poco convincente.

lunedì 9 giugno 2008

Il futuro della sinistra deve passare sul cadavere di Rifondazione Comunista?

Non ho mai pensato che Rifondazione Comunista fosse la soluzione di tutti i problemi della sinistra alternativa. E' stato un tentativo interessante ed importante di coniugare radicalità e innovazione. Penso che debba e possa avere un futuro collocandosi sulla stessa lunghezza d'onda ma naturalmente facendo tesoro dei limiti degli errori e guardando con la necessaria lucidità alla situazione politica e sociale in cui ci troviamo.

Negli ultimi giorni ci sono stati molti interventi di dirigenti politici della sinistra che delineano una loro soluzione alla crisi delle forze di sinistra che si sono riconosciute nella Sinistra Arcobaleno. Ho letto le interviste di Fava e Vendola sull'Unità, di Vincenzo Vita (Pd) su Left e l'articolo di Rossanda sul Manifesto. Ognuno di questi interventi meriterebbe un commento approfondito, ma voglio limitarmi solo a qualche impressione.

Fava, di Sinistra Democratica, è molto chiaro nell'indicare una prospettiva che si concentra in alcuni concetti: "sinistra di nuovo conio", "nuovo soggetto politico", nuovo centrosinistra", "sinistra di governo", "socialismo europeo". Legittimamente i compagni di SD cercano di imprimere sul processo costituente a sinistra i loro punti di riferimento politici. La loro "sinistra di nuovo conio" è in gran parte la riproposizione dell'orizzonte nel quale si sono mossi il PDS prima e i DS poi. Viene il dubbio che quando Fava dichiara di rifiutare una concezione "identitaria", si riferisca solo all'identità degli altri. Tutti gli elementi che ho messo prima tra virgolette sono infatti elementi identitari della loro posizione politica all'incirca da una ventina di anni. Superficiale, se non intellettualmente disonesto, è poi mettere in un unico sacco la Costituente comunista di Diliberto e la proposta di unità dal basso che viene dal "centro" del PRC.

Nemmeno Vendola si sforza di confrontarsi con le posizioni diverse da quelle sostenute oggi dalla "destra bertinottiana" di cui è il portavoce. Lo schema è semplice: da una parte ci sono gli innovatori e dall'altra gli identitari. L'innovazione diventa un totem che non ha bisogno di qualificazione, come se esistesse sempre una sola strada sulla quale innovare, e gli identitari sono sempre un po' trinariciuti. In più l'innovazione viene separata dalla radicalità, traducendosi in una melassa un po' "occhettiana". Devo dire che fino ad oggi, almeno a mia conoscenza, non ho ancora visto un intervento di Vendola o dei suoi sostenitori nel quale si discuta politicamente e nel merito le posizioni critiche presenti in Rifondazione. Non ho letto nemmeno una valutazione anche solo critica dell'esito che per Fava e per SD dovrebbe avere la costituente. Le tesi della "destra bertinottiana" sono del tutto rispettabili ma sono in evidente contrasto non con quello che diceva Lenin alla vigilia della Rivoluzione d'Ottobre, ma con quello che dicevano Bertinotti e la maggioranza di Rifondazione tre o quattro anni fa.

Quanto a Vincenzo Vita a me sembra che, detta un po' brutalmente, il succo del suo discorso sia questo. Io devo fare la sinistra del PD, col permesso di Veltroni, ma se non c'è nessuno alla mia sinistra, il mio ruolo politico è pari a zero. Quindi sbrigatevi a costituirvi in qualcosa, qualsiasi cosa purché sia disponibile a "dialogare" col PD, almeno fino alle prossime elezioni quando decideremo se avremo bisogno di voi per vincere.

Infine Rossanda. Mi pare che ritenga che il centro del prossimo Congresso di Rifondazione debba essere se crediamo alla centralità del conflitto capitale-lavoro rispetto ad altri conflitti, oppure se questi si collochino su piani diversi e non siano gerarchizzabili. Posta in questi termini a me pare che rischieremmo di fare un Congresso "metafisico", non sul qui ed ora e sulla proposta politica ma sui massimi sistemi. Nessuno mi pare (a parte Falce Martello e Marco Rizzo, e forse ma non ne sono sicuro, L'Ernesto) pensa che il conflitto sociale sia riducibile al conflitto di classe, tanto più nella sola forma economica. L'esperienza di governo ci ha dimostrato che non siamo stati efficaci né sul terreno più diretto del rapporto capitale-lavoro, né su quello dei diritti rivendicati dalle nuove soggettività.
Quindi a me pare che la discussione se gerarchizzare o non gerarchizzare, rischi di diventare una discussione accademica, rispetto alla individuazione di una strategia che permetta di convergere le diverse esigenze di trasformazione sociale in un progetto unitario. Se non riesci né a compiere passi significativi verso il superamento della precarietà, né a conquistare la legittimazione giuridica delle coppie di fatto, ho l'impressione che la gente se ne strafotta di sapere se hai messo prima il conflitto capitale-lavoro, il femminismo o che altro. E forse con qualche ragione.

domenica 1 giugno 2008

La "cessione di sovranità" e il nuovo "soggetto politico unitario" aprono la strada al superamento di Rifondazione

Nel dibattito precongressuale di Rifondazione è emerso il tema del possibile "superamento" o "scioglimento" del partito. La componente che si riconosce in Vendola rifiuta l'accusa di voler sciogliere il PRC. Nonostante le negazioni contenute nel documento congressuale e nelle recenti dichiarazioni del Presidente della Regione Puglia, nel testo sottoposto al dibattito congressuale vi sono diversi passaggi che confermano che proprio quello è l'esito della proposta politica avanzata.

Naturalmente vanno individuati in un testo confuso e prolisso ma ad una lettura attenta questi elementi emergono con grande chiarezza. Provo a metterli in fila.

Cessioni di sovranità. Al punto 4a (pag. 23 del fascicolo con i documenti congressuali, supplemento di Liberazione) si dice: "Dobbiamo sapere avviare libere cessioni di sovranità per determinare orientamenti e decisioni e a partire da qui sperimentare l'unità e la condivisione dei compiti aprendovi gli stessi processi di formazione di nuovi gruppi dirigenti". Cedere la sovranità vuol dire che alcune scelte politiche non saranno più disponibili agli iscritti di Rifondazione Comunista e ai suoi organismi ma passeranno ad altre sedi.

Nuovo soggetto politico. Nell'introduzione della parte 4 (pag. 23) si definisce quale sia l'obbiettivo del processo costituente: "Un nuovo soggetto politico, che sia unitario sul piano politico e plurale su quello delle culture e delle esperienze che lo compongono". Quindi si definisce in questo caso con chiarezza che l'obbiettivo è dar vita ad "un nuovo soggetto politico". Si precisa, e questo va letto con grande attenzione e sottolineato, che la pluralità del soggetto riguarda solo la sfera delle culture e delle esperienze ma non quella della decisione politica.

Non può essere un federazione. A rafforzare questo carattere di soggetto politico unitario si ripete più volte che non può essere una federazione. Sempre nella stessa pagina si scrive perché: "un modello federativo non supera il suo limite di fondo, perché non scioglie la questione della decisione politica e della sua rideterminazione in una pratica che non la mantenga più, per quanto nascostamente, sotto l'assoluta sovranità dei gruppi dirigenti dei singoli soggetti partitici". La frase è contorta ma il senso è chiaro. La "federazione" non va bene perché non consente di sottrarre la decisione politica ai singoli partiti che la compongono. Torna quindi il tema della cessione di sovranità come cardine di tutto il processo.

"Una testa, un voto". In un altro passaggio del documento collocato in un contesto diverso (pag. 18) ma che deve essere letto in connessione con gli altri che ho citato sopra, torna ancora il tema della "decisione politica" la quale deve essere fondata sulla base del principio "una testa, un voto". Difficile contestare la validità del principio in sé, ma è evidente che nel contesto della proposta politica avanzata si confermi la necessità di spostare nel "nuovo soggetto unitario" la sede della scelta politica. Questo presuppone che al nuovo soggetto si aderisca individualmente e non attraverso la partecipazione ai soggetti organizzati che lo costituiscono (altrimenti si tornerebbe alla aborrita "federazione"). Detto semplicemente: un iscritto di Rifondazione potrà contribuire alle scelte del "nuovo soggetto politico" solo aderendovi individualmente. Altrimenti resta iscritto ad un Partito che nel frattempo avrebbe perso sovranità e quindi subirà scelte che verranno assunte al di fuori del partito stesso.

"Soggetto politico unitario", "cessioni di sovranità", "una testa, un voto", sono tre opzioni che, tra loro concatenate, determinano lo svuotamento di fatto del ruolo di Rifondazione Comunista. Non ci sarebbe bisogno di procedere ad alcuno scioglimento formale perché ne resterebbe solo un guscio vuoto.

Al suo posto nascerebbe il "soggetto politico unitario" che sarebbe nei fatti, e comunque lo si voglia travestire, un altro partito. Come diceva una vecchia storiella: se incontro un animale che cammina a quattro zampe come un cane, abbaia come un cane e scodinzola come un cane, è molto probabile che sia proprio un cane.