Caro Nichi,
la tua lettera di stamattina pubblicata da Liberazione era rivolta a Paolo e Claudio. Non mi chiamo né Paolo, né Claudio ma la considero rivolta anche a me. Non ho scritto commenti insultanti nei tuoi confronti sui blog. Non condivido chi lo fa, ma anch'io voglio esprimere, come te, un sentimento.
Io mi sono iscritto a Rifondazione Comunista più o meno quando Bertinotti ne diventò segretario. Ho condiviso nella sostanza, anche se non in modo acritico, gran parte delle scelte politico-culturali che l'ex segretario ha espresso. In tutto questo tempo l'ho difeso dagli attacchi personali dentro e fuori il partito . Così come ho difeso tanti altri dirigenti che con lui hanno costruito una politica che ha caratterizzato Rifondazione Comunista come forza radicale e innovativa. Ho sempre respinto l'idea dell'arroccamento identitario. Non sono pentito di queste scelte che ritengo per molta parte ancora valide.
Dopo le elezioni mi sarei aspettato dal mio gruppo dirigente, quel gruppo dirigente che ho difeso per tutti questi anni, alcuni atti chiari e onesti. Le dimissioni del Segretario come necessaria assunzione di responsabilità di fronte ad una sconfitta politica di queste dimensioni. Per non cadere in quello che Gramsci chiamava "cadornismo".
Una onesta ammissione e conseguente riflessione critica nei confronti delle accelerazioni compiute in campagna elettorale nelle quali si parlava esplicitamente di costruzione di un nuovo soggetto politico. Il compagno Bertinotti ha scritto chiaramente sulla sua rivista che bisognava pensare al "trascendimento" dei quattro partiti della Sinistra Arcobaleno, quindi anche di Rifondazione Comunista. E questo senza la possibilità per i compagni e le compagne di discutere, valutare ed eventualmente condividere una scelta che tutti i giorni veniva presentata come "irreversibile".
L'apertura di una discussione seria e approfondita in tutto il partito sulla prospettiva, su come rilanciare il partito, su come far vivere l'unità della sinistra, senza nascondere che la sconfitta subita richiedeva una riflessione, un bilancio, forse anche una "pausa". Per consentirci insieme di ragionare sul nostro futuro e su quello del Paese.
La ricerca di una base unitaria più ampia di quella del Congresso di Venezia come condizione per ridurre le conflittualità nel partito, per dare un segnale chiaro che abbiamo la volontà e la forza di riprenderci e di guardare subito anche fuori e oltre noi stessi. Di fare quello che dice la tua mozione: "camminare domandandoci".
Tutto questo non cancellava la possibilità di avere idee e prospettive diverse, ma avrebbe dato il senso di un gruppo dirigente in grado di condividere dubbi, interrogativi, sofferenze anche, insieme ai tanti che a questo partito hanno dedicato in questi anni tempo e intelligenza.
Caro Nichi, io questa volontà da parte vostra di condividere un percorso con una comunità stordita non l'ho sentito. Ai tanti che come me hanno condiviso la vostra (e la nostra politica) in questi anni e che dopo il voto si sono interrogati onestamente su ciò che è accaduto, non ho sentito dare risposte sincere.
Sono bastate poche ore dal voto e i miei dubbi, la mia volontà di capire e di cercare una strada che facesse tesoro degli errori compiuti, sono state immediatamente catalogate da te e dagli altri dirigenti che condividono la tua mozione, come un rigurgito identitario, un desiderio di nicchia, un rifiuto di innovazione. Tutto ciò contro cui mi batto da quando sono entrato in questo partito.
Non ho mai trovato in voi in queste settimane la volontà sincera di confrontarsi con le questioni politiche che tanti compagne e compagni si sono sentiti di dover sollevare. Più ancora del dissenso politico che pure mi sento di esprimere nei confronti della vostra mozione è questo atteggiamento che ha rotto un rapporto di fiducia.
Caro Nichi, tu esprimi un sentimento di dolore di fronte alle critiche a volte eccessive ed ingiuste nei tuoi confronti. Hai ragione. Ma anche io chiedevo a te e agli altri dirigenti che in questi anni ho sostenuto e difeso in tante occasioni, lo stesso rispetto nei mie confronti. E purtroppo non l'ho avuto. Questo ha spezzato una relazione politica. Spero non per sempre. Ma oggi è così.
Tuo,
Compagno come tanti
Fuori come un balcone
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Adesso siamo sicuri che anche Erdogan è ‘fuori come un balcone’ !!! Quale
sarebbe il modello turco da seguire? Quello che fracassa la gente in
piazza? P...
2 settimane fa


