mercoledì 30 aprile 2008

Repubblica e Veltroni: contrordine compagni!

Avevo interpretato l'articolo di Massimo Giannini sul sito di Repubblica come il segnale della volontà di prendere le distanze da Veltroni. Alla luce dell'editoriale di Ezio Mauro nell'edizione stampata di martedì devo ricredermi. Anzi il giornale invita il leader de PD ad "andare avanti", magari convocando per un nuovo plebiscito le truppe delle primarie. Può darsi pure che Veltroni ci caschi.

Liberato il beniamino di Repubblica da ogni responsabilità per l'esito elettorale (politico e amministrativo), Mauro scarica la colpa pure in questo caso sulla Sinistra Arcobaleno. Avendo la certezza (che nessuno ha, prima di una analisi accurata dei flussi) che siano stati gli elettori di sinistra a bocciare Rutelli e forse per incoraggiarli ad essere più ben disposti la prossima volta gli dà dei "cannibali fratricidi".

Magari i "traditori" erano solo lettori di Repubblica che due settimane prima si erano fatti infinocchiare dalla truffa del voto utile per fermare Berlusconi. Visto il risultato, stavolta hanno voluto mandare a quel paese in una volta sola Veltroni, Rutelli, Scalfari e pure Ezio Mauro. Sicuramente hanno sbagliato, ma forse se avessero smesso di leggere Repubblica un paio di mesi fa...

martedì 29 aprile 2008

Repubblica scarica Veltroni

L'editoriale di Massimo Giannini, pubblicato sul sito di Repubblica, a commento del voto amministrativo è un capolavoro di perfida malafede. Il giornale che ha dettato per mesi quasi alla virgola la politica di Veltroni e del PD adesso scopre che il leader di questo partito ha praticamente sbagliato tutto.

Ha sbagliato a individuare nella sinistra il suo nemico principale, ha sbagliato a battezzare in modo ipocrita Berlusconi per tutta la campagna elettorale come "il principale esponente dello schieramento avverso", ha sbagliato a candidare Rutelli come sindaco di Roma scegliendolo nel suo loft. Il giornale evidenzia che un buon 60.000 elettori romani hanno votato per il candidato del centrosinistra in Provincia ma non al Comune. Non sarebbero bastati per vincere ma questo indica la volontà di punire proprio uno dei maggiori esponenti del PD e della sua linea moderata.

Molte delle cose che scrive Giannini sono condivisibili ma sostengono il contrario di tutta la linea politica seguita dal suo giornale durante tutta la campagna elettorale. Forse per Repubblica il dopo Veltroni è già cominciato.

lunedì 28 aprile 2008

I risultati di Roma e Massa

La sconfitta del centro-sinistra nel comune di Roma è il dato più significativo e negativo di questa tornata amministrativa. Il vantaggio di Alemanno è molto netto e con la conquista della capitale si completa il trionfo della destra. Dopo questo ennesimo colpo, la bolla veltroniana potrebbe sgonfiarsi più rapidamente di quanto si potesse pensare. Nel frattempo ha lasciato un campo di macerie.

Tutt'altra musica nel comune di Massa, dove vince al ballottaggio la coalizione formata da Sinistra Arcobaleno e dissidenti del PD. Significa che a livello locale, come era già accaduto a Taranto, è possibile costruire coalizioni che sconfiggano gli orientamenti neocentristi del partito di Veltroni.

venerdì 25 aprile 2008

I documenti del CPN: L'Ernesto

Il documento che esamino oggi è quello presentato dall'Ernesto, che raccoglie l'area più dogmatica e settaria della vecchia seconda mozione, al quale si sono uniti i pochi sopravvissuti delle due correnti scissioniste di Ferrando e Turigliatto. Ne fa parte anche il gruppo "Ottobre" scissione di una scissione della vecchia corrente ferrandiana.

Per quanto riguarda le ragioni della sconfitta elettorale la colpa principale è fatta risalire alla decisione presa al Congresso di Venezia di partecipare al governo di centro-sinistra (Non è spiegato perché il Congresso di Venezia abbia contribuito anche a far perdere i voti del PdCI e dei Verdi).

Per L'Ernesto, "non vi erano i rapporti di forza nella società perché i comunisti e le sinistre potessero dal governo ottenere risultati". la soluzione allora era di evitare di far vincere le destre ma non confondere le proprie responsabilità con le "forze riformiste e moderate". Insomma alleati alle elezioni ma fuori dal governo.

"Non c'è da meravigliarsi se, dopo due anni di partecipazione subalterna nel governo, i voti del Prc siano andati nell'astensione o nel voto di protesta della Lega". Curiosa ma comprensibile l'omissione del fatto che la maggioranza dei voti persi dal PRC siano andati al Partito Democratico, come confermano tutte le analisi ma anche la verifica empirica di chi ha fatto campagna elettorale.

Altro elemento sottolineato tra le cause della sconfitta è la scelta del simbolo che mostrava una "pervicace volontà di superamento dell'identità e dell'autonomia comunista".

Ma le cause vengono poi fatte risalire nel tempo ad un "lungo processo di snaturamento della natura comunista, anticapitalisa e di classe del partito". Lo snaturamento consisterebbe in scelte ideologiche (ad es. l'abbandono della centralità della contraddizione fra capitale e lavoro e della concezione dell'imperialismo) e organizzative.

L'Ernesto esclude qualsiasi ipotesi di forma unitaria s sinistra, non solo il partito, ma anche la federazione, la confederazione, ecc. L'alternativa proposta è la "riunificazione di tutti i comunisti in un partito comunista più grande e più forte", che dovrebbero impegnarsi nell'opposizione non solo nei confronti della destra ma anche delle politiche neoliberiste e di guerra del PD. Per questo viene proposta una prudente "verifica della nostra partecipazione alle giunte locali".

Da parte dell'Ernesto, l'esperienza del PRC viene ormai considerata conclusa e può servire al più da traino per una "nuova forza comunista".

L'impianto ideologico di questa corrente è ancora fondamentalmente leninista/stalinista o meglio del leninismo stalinizzato delineato che ha la sua massima rappresentazione nella relazione di Zdanov alla riunione di fondazione del Cominform.

Come risulta implicitamente dal testo presentato al CPN ma più esplicitamente da altri viene rifiutata l'idea della rifondazione comunista intesa come processo di rinnovamento politico-culturale. Per "rifondazione" si intende solo il processo di costruzione organizzativa del partito, non il ripensamento dei suoi presupposti alla luce del fallimento del socialismo reale e della crisi storica dei partiti comunisti di derivazione cominternista.

Essendo la crisi del PRC frutto dell'allontanamento dalla "natura" di partito comunista, si tratta di percorrere il processo inverso. Per dei presunti marxisti ortodossi, considerare che un partito, ovvero un soggetto storico materialisticamente determinato dal conflitto sociale, dallo scontro fra egemonie culturali ed anche dal gramsciano senso comune, sia valutato in base in base alla vicinanza o meno ad una "natura" metafisicamente e metastoricamente intesa dovrebbe risultare quantomeno strano.

mercoledì 23 aprile 2008

I documenti del CPN: Falcemartello

Al CPN di Rifondazione sono stati presentati cinque documenti. Uno di questi ha ottenuto il voto del solo presentatore Franco Russo. Gli altri sono espressione di aree politiche ormai diverse da quelle che si erano presentate a Venezia, dato che sia la principale minoranza che la maggioranza si sono divise.

Falcemartello rappresenta l'ultimo gruppo trotskista che pratica l'entrismo nel PRC dopo che se sono andati il gruppo di Ferrando (legato agli argentini del Partido Obrero nel Cordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale) e quello di Turigliatto e Malabarba (sezione della Quarta Internazionale che ha come partito leader la Lega Comunista Rivoluzionaria francese).

Falcemartello chiede una "svolta operaia" e una "nuova" Rifondazione Comunista. Per loro il voto rappresenta una "radicalizzazione a destra" e la sconfitta della sinistra era annunciata. La classe operaia ha abbandonato la sinistra perché quest'ultima a sua volta ha voltato le spalle agli operai.

La soluzione dei problemi consiste intanto nel fare de partito il luogo di una "discussione seria sulle esperienze storiche del movimento operaio e comunista, sulle basi teoriche del marxismo, sulle esperienze di punta della lotta di classe internazionale, a partire da quelle latinoamericane".

Esaurito il dibattito teorico si potrà forgiare "una nuova generazione di quadri e di militanti" che mettano al centro "la militanza e lo spirito di sacrificio". Chiarito che ci sarà poco da divertirsi, si precisa che la "svolta operaia" significa "non solo orientarsi ai luoghi di lavoro ma assumere fino in fondo la necessità di una completa indipendenza di classe". Questo si traduce "nell'antagonismo" non solo verso le destre ma anche rispetto al Pd. Una sinistra di classe può nascere solo dalla rottura di questo "cordone ombelicale".

Respinta ogni forma di unità a sinistra (Arcobaleno, Sinistra europea, Confederazione) si può però cercare una "interlocuzione" con il PCL (Ferrando), Sinistra Critica (Turigliatto) e PdCI. Non si chiude la porta all'unità comunista ma non è importante il simbolo, quanto la scelta del "conflitto strategico contro il PD".

All'interno del mondo trotskista la corrente internazionale di cui FM fa parte si è sempre caratterizzata per una visione molto economicista del conflitto politico. D'altra parte si è sviluppata in Gran Bretagna dove il movimento operaio è stato molto classista ma poco marxista. Questa impronta, nonostante gli aggiustamenti legati alla varietà delle situazioni nazionali, è propria di tutte le sezioni della autoproclamata "Tendenza Marxista Internazionale" di cui FM è la sezione italiana. Non è casuale che il loro sia l'unico documento che non cita il femminismo, considerata una corrente ideologica piccolo-borghese che va sradicata dal movimento operaio, così come l'ambientalismo, il pacifismo ecc.

Insomma la "nuova Rifondazione" che viene vagheggiata assomiglia come una goccia d'acqua alla stessa Falcemartello.

lunedì 21 aprile 2008

Gualtieri (PD) fa le pulci a Veltroni

Giusto per non pensare solo ai guai nostri ma occuparci un po' anche di quelli degli altri, segnalo un interessante articolo di Roberto Gualtieri, intellettuale del PD, che dicono molto vicino a D'Alema. L'articolo è stato pubblicato sul Riformista ed è leggibile qui.

L'esponente del PD sottolinea che il partito di Veltroni non ha praticamente guadagnato voti e parte di questi sono solo stati catturati grazie al ricatto del voto utile, in particolare alla sinistra, ma non sono di reale adesione al partito. Se poi si considerano i risultati delle Amministrative si vede chiaramente che mentre c'è una certa crescita al nord, il calo è netto al centro e al sud.

Gualtieri segnala anche che Berlusconi ha conquistato voti al centro e lo ha fatto con una campagna elettorale più moderata e più attenta al fascia centrale dell'elettorato contrariamente a quanto può essere apparso agli osservatori di sinistra.

Inoltre aggiunge Gualtieri che questo è avvenuto "proprio mentre il Pd si lasciava sedurre dall'impianto dell'"agenda Giavazzi" e dalla cultura di matrice azionista. Per i democratici fronteggiare questa nuova versione del berlusconismo non sarà facile, e molto dipenderà dalle scelte che verranno compiute nelle prossime settimane. Sarebbe bene che esse venissero fondate su una vera analisi del risultato elettorale, che appare necessaria quanto urgente."

Il riferimento all'agenda Giavazzi e alla cultura di matrice azionista (ovvero Eugenio Scalfari e Repubblica), vecchia bestia nera della cultura di matrice togliattiana e post-togliattiana, mi sembra azzeccata. Ed anche l'invito a non sottovalutare la politica del governo Berlusconi che, come dimostrano certe posizioni di Tremonti, sembra imparare dagli errori del passato (a differenza di Prodi) e percepire un cambio di clima politico e sociale.

Insomma sembra che l'astuto Veltroni si sia spostato sul terreno del neoliberismo duro per raccogliere consenso mentre la destra si stava accorgendo che per mantenere quei voti bisognava ricollocarsi su un discorso di populismo morbido.

Altri dati sui flussi elettorali

Il Sola 24 Ore riporta alcuni dati di una analisi di Paolo Natale sui flussi della Sinistra Arcobaleno. A differenza dell'analisi dell'Istituto di Piepoli, che era basata su sondaggi anche se su un campione molto largo, in questo caso si tratta di dati estrapolati dai risultati di 1.300 sezioni elettorali quindi tendenzialmente più attendibili.

I dati non sono estrapolati per partiti. Per analizzare i flussi di Rifondazione e compararli a quelli di Piepoli assumiamo che le percentuali indicate siano effettivamente comuni a tutte e tre le formazioni politiche. Questo almeno per valutare gli ordini di grandezza.

I voti ceduti al Pd (pari al 30%) sarebbero 669.000 (contro i 798.000 indicati da Piepoli). 89.000 sarebbero andati a Di Pietro (contro i 102.000 indicati da Piepoli).
134.000 sarebbero passati da Rifondazione alla Lega (contro i soli 15.000 individuati da Piepoli).

Ad altri partiti sarebbero andati 401.000 voti (in questa cifra sarebbero comprese le due liste trotzkiste, la destra della Santanché, altri minori). Piepoli individua 129.000 voti all'estrema sinistra.

Per l'inchiesta di Paolo Natale il non voto raccoglierebbe 446.000 vecchi elettori di Rifondazione.

Il voto alla Sinistra Arcobaleno riguarderebbe 490.000 elettori di Rifondazione.

Come ordine di grandezza risultano simili i dati sul passaggio di voti al PD e a Di Pietro. Sensibilmente diversi tutti gli altri, ma la mancanza di una analisi specifica su Rifondazione all'interno della Sinistra Arcobaleno nell'analisi di Natale, rende l'estrapolazione molto approssimativa.

Il documento approvato al CPN di Rifondazione

Pubblico alcuni stralci del documento approvato a maggioranza dal CPN di Rifondazione di ieri:

(...) il punto centrale che ha pesato sul negativo risultato elettorale è il fatto che nel concreto contesto politico, istituzionale e sociale, non è stata riconosciuta l’utilità sociale della sinistra.E’ quindi sulla nostra utilità sociale, sul ruolo che la sinistra ha nella società che occorre riflettere e proporre per rientrare in gioco.

Nell’immediato non si può non vedere come abbia pesato negativamente la nostra incapacità di utilizzare la presenza in maggioranza e la partecipazione al governo per dare una risposta ai principali problemi sociali del paese. (...) Il governo e la maggioranza nel loro operare concreto non hanno risposto a questa esigenza e si sono al contrario piegati alle esigenze dei poteri forti su tutte le principali questioni sociali: redistribuzione del reddito, lotta alla precarietà, tassazione delle rendite, laicità dello stato per non fare che alcuni esempi.

La nostra azione politica si è mostrata inefficace e in questo contesto è maturata la non percezione dell’utilità sociale della sinistra. (...) A questo si è sommato il sistema elettorale bipolare e la campagna mediatica sul voto utile portata avanti non solo dai PD e PdL ma dal complesso dei mezzi di comunicazione di massa.

(...) E’ evidente inoltre che il modo in cui ci siamo presentati alle elezioni non ha funzionato.
(...) abbiamo perso voti in tutte le direzioni: verso il non voto da parte di chi pensa che “siete tutti uguali”.Verso il PD da parte di chi, pur condividendo i nostri contenuti, ha ritenuto quello un voto più utile per battere Berlusconi. Addirittura verso la Lega da parte di ceti proletari che sentendosi non difesi dalla sinistra hanno pensato che visto che non si riescono a cambiare con un’azione generale le cose più importanti, almeno si migliorano le cose “a casa propria”.

Questa sconfitta storica non è avvenuta in una fase di stabilizzazione economica e sociale. (...) siamo in una fase di crisi, con una insicurezza sociale e personale che sfiora l’angoscia.

(...) occorre definire attraverso quali strumenti si riorganizza il campo politico della sinistra.

Il punto non è quindi l’accelerazione non si sa bene vero che cosa, ma la definizione di percorsi concreti, che ridiano un senso di appartenenza ad una comunità e che siano efficaci socialmente.

1 - (...) Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista come progetto politico necessario alla sinistra in Italia per l’oggi e per il domani è un punto decisivo da cui non si può prescindere, in tutti i suoi aspetti, dal tesseramento all’iniziativa sociale, politica e culturale. Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista dando certezze alle donne e agli uomini che hanno scelto di appartenere a questa comunità e dunque sgombrando il campo dalle ipotesi di dissolvenza e superamento, che hanno connotato la fase che abbiamo alle spalle, si sono esplicitate durante la campagna elettorale, contribuendo al disorientamento e alla demotivazione. (...) Un partito che assuma il femminismo come punto di vista da cui rileggere il mondo e si faccia attraversare quotidianamente dalla critica delle donne alla politica. Occorre sapere con precisione che il PRC è strumento indispensabile ma non sufficiente per la ricostruzione di una ampia sinistra anticapitalista in questo paese. (...)

2 - Contemporaneamente occorre porsi il compito di riaggregare il campo della sinistra. La domanda di unità che è emersa nel corso della campagna elettorale e che emerge oggi va raccolta perché è una grande risorsa per uscire dalla sconfitta. Il PRC è indispensabile ma non sufficiente, sia perché la sinistra politica è più ampia dei soli comunisti, sia perché le forme concrete di impegno a sinistra vanno ben oltre quelle codificate dall’appartenenza ad un partito. (...) Aggregare quindi il campo della sinistra a partire dalla valorizzazione di ciò che, a tutti i livelli, esiste e delle esperienze innovative che in questi anni ci sono state: basti pensare alla Sinistra Europea che proprio su questa idea è nata e ha fatto i suoi primi passi in questi anni. (...)

Un percorso unitario rivolto a tutti coloro che hanno sostenuto la Sinistra Arcobaleno e non solo. Un processo di aggregazione unitario che eviti la spaccatura tra chi propone la costituente della sinistra e chi propone la costituente comunista. Sono due proposte che frammenterebbero ulteriormente la sinistra, avrebbero effetti disgregatori nello stesso corpo di Rifondazione, il cui progetto politico è per noi prioritario rilanciare, dividerebbero la nostra gente sulla base di riferimenti ideologici privi di una consistente base politica. (...)

(...) Occorre riprendere la discussione.Indichiamo parimenti la partecipazione a tutte le manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio presenti sul territorio con u messaggio chiaro: La destra populista cresce sui bassi salari, sulla precarietà, sulla mancanza di case e di servizi. Costruiamo l’opposizione sociale al governo Berlusconi.


Imma Barbarossa, Roberta Fantozzi, Loredana Fraleone, Fabio Amato, Ugo Boghetta, Bianca Bracci Torsi, Stefania Brai, Alberto Burgio, Maria Campese, Giovanna Capelli, Guido Cappelloni, Carlo Cartocci, Bruno Casati, Aurelio Crippa, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Claudio Grassi, Ramon Mantovani, Laura Marchetti, Citto Maselli, Giovanni Russo Spena, Bruno Steri, Luigi Vinci

domenica 20 aprile 2008

Al Cpn di Rifondazione prevale la linea Ferrero

Il CPN di Rifondazione è terminato da poco. Nel voto finale è prevalso il documento presentato da Ferrero con il sostegno di Grassi e della sua area. Giordano, con Vendola, Migliore e l'ala più vicina a Bertinotti ha raccolto 70 voti. 16 voti sono andati all'Ernesto e 5 a Falcemartello. 14 gli astenuti.

Non ho ancora visto i documenti. Intanto si può rilevare che la vecchia maggioranza si è spaccata in due, con un pezzo significativo che si è rifugiato nell'astensione (fra cui un gruppo di compagne che lo aveva preannunciato nel dibattito). Non so quanti fossero i voti di Grassi quindi non so se siano stati o meno determinanti.

Leggendo la relazione di Giordano vi erano due punti che rendevano poco chiara la prospettiva e che non hanno convinto i compagni che fanno riferimento a Ferrero. Riproporre una "costituente della sinistra" senza precisare quale sia il suo obbiettivo e che cosa si debba "costituire" e il rifiuto di accettare una forma federativa alla sinistra plurale perché insufficiente.

Legando questi due passaggi sembra evidente che si prospetti, se non un nuovo partito, almeno qualcosa di molto simile ad un superamento o a un congelamento di fatto del PRC.

Ferrero e gran parte dei componenti del CPN non mi sembrano affatto sostenitori di un ripiegamento identitario come qualche giornale li ha dipinti. Ritengono però, anche alla luce del voto, che se non si rilancia Rifondazione non si può pensare di far crescere un processo unitario che abbia basi reali.

La prospettiva indicata da Ferrero mi sembra più convincente ma vedo due rischi. Il primo deriva dalla debolezza numerica che non consente all'ex ministro di avere la maggioranza in CPN. Il secondo pericolo è che sull'onda delle dinamiche dello scontro congressuale si arretri rispetto agli elementi di innovazione politica e culturale che hanno caratterizzato la direzione di Bertinotti.

sabato 19 aprile 2008

I flussi elettorali di Rifondazione Comunista (2)

Dai dati dei flussi elettorali del PRC che ho esposto nel precedente post si possono provare a individuare le motivazioni principali che hanno portato gli elettori di Rifondazione del 2006 a prendere altre strade.

Centro-destra: gli 81.000 elettori del Pdl sono presumibilmente i delusi del governo Prodi che scelgono un voto pendolare e privo di connotazioni ideologiche. I 15.000 della Lega Nord sono delusi anche loro ma in più molto sensibili ai temi sicurezza-immigrazione.

UDC: i 30.000 elettori di Casini sono presumibilmente delusi da Prodi, di orientamento cattolico e forse timorosi di un eccessivo laicismo della sinistra.

Di Pietro: i 102.000 sono presumibilmente anti-berlusconiani, ostili all'indulto e influenzati dall'anti-politica di Beppe Grillo.

PD: tra i 798.000 ci sono presumibilmente gli anti-berlusconiani (compresa l'area masochista, delusa dal Governo Prodi, ma pronta ad accettare anche di peggio), quelli contrari ad una eccessiva frammentazione dei partiti, quelli incantati da qualche promessa veltroniana come i 1.000 euro per i precari, quelli che volevano provare la novità, i governisti di sinistra.

Estrema Sinistra: i 129.000 sono probabilmente gli anti-governisti di principio e gli orfani della falcemartello.

Astensioni: i 218.000 sono i delusi dal governo Prodi, gli influenzati dall'anti-politica e gli orfani della falcemartello, ma più arrabbiati di tutti gli altri.

I flussi elettorali di Rifondazione Comunista

L'istituto di sondaggi di Piepoli, Consortium, ha condotto una analisi dei flussi elettorali, che è stata ripresa da un articolo di Repubblica.

Nello studio disponibile sul loro sito non ci sono i flussi di entrata della Sinistra Arcobaleno, ma attraverso l'esame dei flussi in entrata degli altri partiti maggiori si può vedere come si sono spostati una parte degli elettori. I dati vanno pesi con molta prudenza perché si tratta di un sondaggio, anche se condotto su un campione molto ampio (36.000 elettori). E' probabile sia lo stesso che ha portato ad exit poll abbastanza imprecisi.

Il Popolo della Libertà avrebbe ricevuto 81.000 voti di elettori che nel 2006 si erano espressi a favore del PRC. La Lega Nord avrebbe ricevuto 15.000 voti dal PRC. Questo dato smentirebbe tutta la canea giornalistica sulla fuga di operai dalla sinistra ai leghisti. Il flusso, anche se concentrato in poche regioni sarebbe molto modesto. Naturalmente è possibile che una parte di elettori non abbiano dichiarato l'effettiva provenienza del voto. Comunque, questo dicono i dati di Piepoli.

L'UDC avrebbe ricevuto 30.000 voti e Di Pietro 102.000 voti. Il grosso dello spostamento sarebbe andato al PD, che avrebbe raccolto 798.000 voti "utili" (si fa per dire) dal PRC.

Utilizzando l'articolo di Repubblica emerge che alla Sinistra Arcobaleno sarebbero rimasti 856.000 elettori di Rifondazione. A Ferrando (PCL) avremmo ceduto 9.000 voti e 120.000 a Turigliatto (Sinistra Critica).

Il totale di tutti questi spostamenti dà 2.011.000 voti. La differenza con i 2.229.000 voti avuti da Rifondazione nel 2006 è di 218.000 voti. Questi potrebbero essersi prevalentemente spostati sull'astensionismo.

Assemblea di Firenze: presenti Ferrero e Vendola

La pagina dell'ANSA informa sulla assemblea della sinistra unitaria questa mattina a Firenze. Riprendo le parti relative alle dichiarazioni di Ferrero e all'intervento di Vendola.

FIRENZE - Paolo Ferrero non è candidato a segretario di Rifondazione comunista e non presenterà questa proposta nelle prossime ore. Lo ha detto lo stesso Ferrero parlando all' assemblea della sinistra unita a Firenze.

"Il partito - ha detto - deve fare una discussione e decidere chi deve dirigerlo. Sono il primo responsabile di questa sconfitta e non cerco capri espiatori. Non se ne può più di campagne di stampa in questo senso"La riorganizzazione del partito "deve riguardare come si valorizzano tutte le militanze che ci sono, di come si ridiventa un punto di riferimento per la gente che soffre".


Lo ha detto Paolo Ferrero rispondendo a margine della sua partecipazione all' assemblea della sinistra unita in corso a Firenze. "Il fatto che dentro un partito in cui si apre una discussione - ha aggiunto - ci debba essere una gestione che tenga conto di tutte le opinioni e di tutti i punti di vista è semplicemente un passaggio di democrazia".

Partire dalla riorganizzazione del Prc "perché si evitino sbandamenti ulteriori" ma pensarla entro "un quadro di costruzione della sinistra che dovrà essere realizzata con tutte le istanze di base che ci sono". Lo ha detto Paolo Ferrero oggi a Firenze. "Faremo l'analisi del voto - ha detto Ferrero - per capire perché si è perso. Penso che il problema vero sia stata una nostra incapacità a rendere evidente l'utilità di una sinistra in questo paese. Abbiamo galleggiato sulla società senza riuscire a rendere evidente l'utilità del nostro ruolo ed è da questo fallimento che dobbiamo ripartire"

La sinistra "riparte da tutti gli uomini e le donne che, anche idealmente, sono qui a Firenze e con cui abbiamo fatto questa lunga campagna elettorale. Penso che sia assolutamente necessario ripartire dalla discussione collettiva che credo vada allargata nei prossimi giorni: riaprire una discussione politica larga e non sequestrarla negli apparati ristretti". Lo ha detto il ministro Paolo Ferrero rispondendo, a margine dell' assemblea della sinistra unita e plurale cominciata stamani a Firenze, a chi gli chiedeva come la sinistra "potesse ripartire".


STANDING OVATION PER VENDOLA AD ASSEMBLEA FIRENZE

Assemblea in piedi e un minuto di applausi per Niki Vendola, governatore della Puglia, intervenuto all' assemblea della sinistra unita e plurale in corso a Firenze. Il relatore successivo ha riscosso anche lui applausi quando ha affermato: "Vendola poteva essere il nostro leader".

venerdì 18 aprile 2008

Che cosa dovrebbe uscire dal Comitato politico nazionale del PRC

Liberazione di questa mattina riporta diversi interventi di dirigenti della maggioranza del PRC. L'apertura è data da una intervista di Giordano, il quale nega di aver mai proposto lo scioglimento di Rifondazione. L'impressione che ne emerge è di una aggiustamento del tiro ma anche di una certa reticenza. La proposta di un partito unitario della sinistra è stata avanzata da Bertinotti in campagna elettorale, pochi giorni prima del voto, ma era già evidente nell'editoriale dell'ultimo numero di Alternative del Socialismo.

Già in origine questa proposta lasciava indeterminato il profilo politico di un tale partito date le differenze esistenti tra i possibili promotori. La sconfitta elettorale e l'allontanamento di una parte degli interlocutori che dovevano dare "massa critica" alla Sinistra Arcobaleno la rende oggi impraticabile.

Alfonso Gianni nel suo intervento propone di unire la "soggettività politica di sinistra" in un "nuovo soggetto politico". Coferma l'idea di andare "oltre" il PRC (anche se non lo nomina espressamente). Il limite di questa proposta è la sua vaghezza: sinistra diffusa, innovare programmi e forme organizzative ecc. Tutte formule poco definite. Questo soggetto sarebbe costituito in gran parte dall'attuale Rifondazione quindi si scontrerebbe con gli stessi problemi di radicamento territoriale e di "utilità sociale", che ha oggi il PRC. L'invocazione del nuovo soggetto rischia di essere una scorciatoia per non affrontare i problemi che ci stanno di fronte.

Russo Spena, Babarossa, Fraleone e Fantozzi nei loro interventi respingono la prospettiva del superamento del PRC, ma sono favorevoli a ripensare un processo unitario.

Sulla base di quanto dicono i giornali, al CPN di questo fine settimana si aprirebbe un scontro sul futuro del partito. La scelta più drammatica riguarderà il segretario e la segreteria. Giordano potrebbe essere messo in minoranza e dover passare la mano. A quel punto ci potrebbe essere una commissione di garanzia che dovrebbe gestire il Congresso. Oppure ci sarebbe subito l'elezione di un nuovo segretario.

La mia opinione su ciò che si dovrebbe fare è in sintesi questa: accoglimento delle dimissioni di Segretario e segreteria, nomina di una commissione di gestione del Congresso con compiti transitori di direzione del partito, formata dall'insieme delle aree che avevano approvato il documento di Carrara (maggioranza uscente più Essere Comunisti di Grassi).

Ancora sulle dimissioni di Giordano

Ci sono stati vari commenti sulla questione delle dimissioni del Segretario. Una parte dell'attuale maggioranza ha insistito sul fatto che non bisogna cercare capri espiatori, che le responsabilità sono collettive e condivise, ecc.

Tutte queste argomentazioni non sono convincenti. Il vero problema è un altro. Di fronte ad una sconfitta di queste dimensioni, i militanti ma anche l'elettorato devono sapere che i dirigenti sono pronti ad assumersi la responsabilità della sconfitta. Il segretario, proprio per il suo ruolo, è quello che più di tutti deve trarne le conseguenze. Questo non significa che le responsabilità non siano più generali. Tanto più che sul voto hanno inciso anche le difficoltà degli altri alleati, difficoltà anche maggiori di quelle del PRC.

Senza dare questo segnale il rischio è che si cada in quello che Gramsci chiamava "cadornismo", riferendosi al comportamento di quei generali che dopo Caporetto, scaricavano la colpa della sconfitta sui propri soldati.

Ritenere necessarie le dimissioni del Segretario, nulla toglie alla solidarietà umana e politica a Giordano.

"Comunisti uniti"? No, grazie!

E' uscito stamattina su diversi giornali e con grande evidenza un appello intitolato "comuniste e comunisti: cominciamo da noi", firmato da "comunisti uniti".

Partendo dal dato elettorale, l'appello liquida l'ipotesi di un nuovo partito unitario della sinistra perché sarebbe "non anticapitalista, orientato verso posizioni e culture neo-riformiste. Una formazione che non avrebbe alcuna valenza alternativa e sarebbe subalterna al progetto moderato del Partito Democratico e ad una logica di alternanza di sistema". Un esorcismo, più che un'analisi.

La proposta che si contrappone è una "prospettiva di unità e autonomia delle forze comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a partire dalle forze maggiori (PRC e PdCI), vada oltre coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali, senza settarismi o logiche auto-referenziali". Il testo ha un linguaggio abbastanza modernista, con molti salamelecchi ai movimenti, probabilmente per cercare di raccogliere adesioni nel PRC. Sono molto sfumati e ambivalenti gli accenni alle questioni più scottanti come il bilancio dell'esperienza storica del movimento comunista e del socialismo reale, la questione del governo e delle alleanze politiche, le modalità di vita interna del partito. Tutto è rinviato al futuro dibattito. Ci si unisce su una identità definita a priori e in astratto e non su un progetto politico concreto e vitale.

I firmatari sono prevalentemente, ma non esclusivamente, di area PdCI. Questo partito nel giro di poche ore ha aderito all'appello e vi ha dato grande rilievo sul suo sito web, il che fa pensare che sia stato "cucinato" da quelle parti.

Vengono completamente eluse le ragioni delle divisioni profonde, politiche e culturali, che si sono registrate tra le forze di orientamento comunista che avevano dato vita originariamente al PRC. L'unità proposta, per l'impronta delle componenti principali, si fonderebbe sull'archiviazione definitiva del progetto stesso della rifondazione comunista.

giovedì 17 aprile 2008

I pentiti del voto utile

Cristina Marino scrive a Corrado Augias nella rubrica delle lettere di Repubblica di ieri: "Nei prossimi cinque anni vorrei trovare un lavoro stabile e magari fare un figlio. Quando domani il Parlamento sarà svuotato delle forze di sinistra io avrò paura, anche se il mio voto al Senato è andato al PD".

Votare PD per battere Berlusconi e poi risvegliarsi con Berlusconi più forte di prima e senza più la sinistra in Parlamento può davvero far paura. Prima delle elezioni, nel nostro piccolo, avevamo cercato di spiegare a qualche amico incerto che spostare il voto dalla Sinistra a Veltroni poteva avere esattamente questa conseguenza. Ma il nostro era un ragionamento, mentre il PD ha alimentato il sentimento della paura e ha prevalso.

C'è una scuola politologica che interpreta i comportamenti degli elettori sulla base della "scelta razionale". Il voto al PD di molti elettori di sinistra è una delle tante possibili smentite di queste teorie.

mercoledì 16 aprile 2008

Annunciate le dimissioni di Giordano

Le agenzie di stampa annunciano che nel Comitato Politico Nazionale che si terrà sabato, il Segretario Franco Giordano e la segreteria del PRC si presenteranno dimissionari. Le agenzie riportano commenti anonimi a nome "della maggioranza" in cui si apre una polemica con Ferrero. In quanto Ministro del governo Prodi anche lui avrebbe le sue responsabilità.

Con tutta la simpatia e la solidarietà umana per Franco Giordano, che è uno dei dirigenti di Rifondazione a cui per ragioni politico-biografiche (provenienza FGCI-PCI) sono più vicino, penso che le dimissioni sarebbero dovute venire subito. Senza inutili tentennamenti, tentativi di attenuarne la portata dicendo che sono un atto dovuto perché ci sarà il Congresso.

Ritengo che dopo una sconfitta di queste dimensioni, il Segretario non possa che prenderne atto. La discussione ora deve concentrarsi sul progetto politico, ma mi pare evidente che dal congresso dovrà emergere anche un nuovo Segretario.

Non condivido i giudizi liquidatori e ingenerosi nei confronti di Bertinotti, e proprio perché sono stato un suo convinto sostenitore, mi sembra evidente che le elezioni abbiano segnato la conclusione del ciclo politico legato alla sua leadership.

Adesso occorre salvaguardare gli elementi positivi della sua direzione, ma anche farne un bilancio critico che cerchi di superarne i limiti e di attrezzarci ad una fase nuova. Il nuovo Segretario dovrebbe emergere dalla maggioranza uscente ma anche esprimere una forte autonomia nei confronti di Bertinotti. Altrimenti c'è il rischio che la pesante sconfitta elettorale si trasformi nella cancellazione del progetto della rifondazione e nel ripiegamento identitario in stile Diliberto-Rizzo. E sarebbe una tragedia.

Raffronto amministrative-politiche

Ho provato a confrontare i dati delle amministrative e delle politiche per la Sinistra Arcobaleno dove si è votato per le Regionali e per le provinciali. Sono due Regioni (Friuli e Sicilia) e 8 province distribuite un po' in tutta Italia.

Complessivamente nel voto amministrativo la Sinistra Arcobaleno raccoglie 366.985 voti. Nelle stesse zone alle politiche la Sinistra Arcobaleno ha ottenuto 235.412 voti.

Riportando la stessa proporzione a livello nazionale la Sinistra Arcobaleno avrebbe ottenuto 1.752.861 voti contro i 1.124.418 effettivamente raccolti. In percentuale avrebbe scavalcato Di Pietro e si sarebbe attestata attorno al 5%. Si sarebbe evitata la catastrofe dell'esclusione dal Parlamento ma sarebbe stato comunque un voto negativo.

Un dato interessante è quello di Vibo Valentia. Nella provincia calabrese è avvenuto il contrario di quanto si è visto al Comune di Pisa. C'erano, nella stessa coalizione, le liste della Sinistra Arcobaleno e quella del PRC con i rispettivi simboli. La SA raccoglie 3.693 voti e il PRC 2.807 voti. Quindi l'elettorato di sinistra, anche se in modo meno evidente che a Pisa, sembra privilegiare la lista comune.

Se Atene piange, Sparta non ride...

Mi pare che se si guardano le elezioni politiche anche alla luce dei risultati delle Amministrative nemmeno il PD sia messo tanto bene. Alla fine della fiera il suo centro-sinistra ha raccolto più di dieci punti in meno dell'Unione di Prodi. Veltroni, ovvero "il principale esponente dello schieramento che ha perso le elezioni", non è riuscito a sfondare al Nord. I dati delle Amministrative registrano la sconfitta di Illy in Friuli, della Finocchiaro in Sicilia e la difficoltà di Rutelli a Roma. Il distacco elettorale nei confronti del fronte berlusconiano è enorme, nonostante l'esclusione dell'UDC e di Storace.

In termini di voti il PD alla Camera non guadagna praticamente nulla rispetto alle elezioni scorse, considerato che va aggiunto qualche voto dei radicali. Avendo preso una parte dei voti della sinistra vuol dire che ne ha perso verso il centro e la destra o verso l'astensionismo. Inoltre il quadro complessivo è talmente disastrato e la volontà di rottura a sinistra da parte del PD così forte che diventa difficile pensare ad un recupero di rapporti senza un sostanziale cambio di strategia. Alla fine resterebbe solo l'alleanza con Casini.

L'intervento di Paolo Ferrero sul futuro di Rifondazione e della sinistra

Come avrete visto dai giornali la discussione si fa inevitabilmente accesa nella sinistra e inevitabilmente anche dentro il PRC. Una della posizioni che vanno emergendo è quella di Ferrero. Riporto l'intervento che ha pubblicato ieri sul suo blog:

La sconfitta che abbiamo subito alle elezioni è pesantissima. Essa va oltre la semplice registrazione del pessimo risultato della nostra partecipazione al Governo Prodi, o dell’arretramento sociale e culturale che abbiamo subito negli anni scorsi. C’è di più: c’è che non siamo riusciti a comunicare alla nostra gente il senso della nostra utilità.Questa sconfitta che ha portato alla scomparsa della sinistra dal Parlamento rischia di aggravarsi per il processo di dissoluzione politica del gruppo dirigente della Sinistra Arcobaleno che si caratterizza, nei commenti post voto, per una babele di messaggi che vanno da chi intende entrare nel PD, a chi vuole rilanciare il centro sinistra, a chi vuole fare l’unità coi socialisti, a chi si affida ai giovani, chi ai padri nobili, ecc.

Alla sconfitta rischia rapidamente di subentrare il completo disorientamento e la perdita del senso del proprio impegno politico.Non migliori mi paiono le due opposte ipotesi che si sostengono a vicenda: quella di un nuovo partito della sinistra che veda lo scioglimento dei partiti esistenti, e quella dell’unità dei comunisti. Questi progetti si sostengono a vicenda perché alla fine se andassero avanti sarebbero destinati a realizzarsi in parallelo ottenendo l’esito di ridividere la sinistra su basi ideologiche senza alcuna chiarezza sulla linea politica e sulla cultura politica dei soggetti stessi. Questi progetti prevedono nei fatti la distruzione di Rifondazione Comunista e del suo patrimonio di elaborazione, di linea, di militanza.
Un disastro politico che - tra l’altro - non farebbe i conti con il problema del reinsediamento sociale della sinistra e con la necessità di fare i conti con la crisi della politica e con le forme assai diversificate di militanza che caratterizzano la sinistra diffusa.Per questo è assolutamente necessario attivare al più presto sedi di discussione politica in tutte le città, per ragionare collettivamente su quanto è successo. Riattivare i percorsi di discussione politica è assolutamente necessario per evitare che la sconfitta determini il ripiegamento e il ritorno a casa delle decine di migliaia di compagni e compagne, con o senza tessera di partito, che hanno generosamente dato il loro impegno nella campagna elettorale.

In questa situazione terremotata io ritengo che si debba ripartire da qualche punto fermo. Per questo ritengo necessario, nel contesto di valorizzazione dei rapporti unitari a sinistra, rimettere in pieno funzionamento Rifondazione Comunista, sia come corpo politico collettivo formato da decine di migliaia di compagni e compagne, sia come capacità di proporre un indirizzo politico grazie al quale uscire dal pantano.Per questo è bene che il Congresso sia fatto immediatamente e per questo ho insistito moltissimo per avere la riunione del Comitato Politico Nazionale nelle giornate di sabato e domenica prossimi, dopo l’assemblea di Firenze “per la Sinistra unita e plurale”.

Una riunione dell’organismo dirigente di Rifondazione è necessaria per riattivare il corpo del partito e il suo gruppo dirigente e per darci una linea da tenere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Senza una direzione politica chiara Rifondazione è destinata ad essere triturata dalla sconfitta elettorale e dalla confusione politica.Ripartire da Rifondazione Comunista - che deve continuare a vivere per l’oggi e per il domani - è condizione assolutamente necessaria per poter ricominciare a lavorare ad un processo di unità della sinistra che - evitando scorciatoie politiciste ed organizzative - riesca a ricostruire una lettura credibile della società italiana, un qualche grado di radicamento sociale e un senso concreto dell’utilità sociale della sinistra in questo nostro paese.

Forza Pisa? (2)

Sul sito del Comune di Pisa ci sono i dati definitivi delle comunali. Sinistra Arcobaleno 9,60%, PdCI 2,10%. Non si può generalizzare troppo ma il dato è sicuramente interessante.

Nel suo comizio a fine campagna elettorale, Diliberto aveva detto che la sinistra si costruisce davanti alle fabbriche e non nei salotti. Forse a Pisa i salotti sono molto grandi e le fabbriche molto piccole.

martedì 15 aprile 2008

Forza Pisa?

Ancora un aggiornamento sulle comunali di Pisa, interessanti come dicevo in un post precedente perché Sinistra Arcobaleno e PdCI si sono presentati separatamente. Con 65 seggi scrutinati su 86, quindi ormai abbastanza consolidati, noi siamo al 9,71% e il PdCI al 2,14. Nessuna delle due liste è in coalizione con il PD. Nelle elezioni comunali precedenti Rifondazione aveva il 6,72% e il PdCI 3,59%.

Un risultato che non si può generalizzare, naturalmente, ma che offre uno spunto di riflessione interessante. Da un lato dimostra che non è affatto detto che una opzione identitaria vinca su una proposta nuova. Dall'altra che esiste un'area di consenso sicuramente molto più ampia per la SA di quella espressa dal voto di domenica alle politiche ma che occorre costruire un percorso democratico vero che metta insieme forze diverse e che esprima un progetto chiaro.

Segreteria nazionale di Rifondazione, cambia la geografia interna

Dovrebbe essere terminata la segreteria nazionale di Rifondazione in corso oggi, per valutare il dopo voto. L'ADNKronos pubblica qualche informazione ma al momento il sito del partito non ha ancora pubblicato il comunicato finale.

Dopo la lunghissima riunione di oggi, la segreteria ha deciso di riunire per venerdì prossimo la direzione e per sabato e domenica il comitato politico nazionale. A breve poi, con molta probabilità al luglio prossimo, verrà convocato un congresso straordinario nel quale, ha spiegato senza mezzi termini il segretario Franco Giordano (nella foto), i vertici di Rifondazione si ''metteranno in discussione''. E le mozioni che il partito di via del Policlinico si troverà a discutere potrebbero essere più di una.

La linea che fa capo a Paolo Ferrero e Giovanni Russo Spena infatti appare sempre più determinata a dare battaglia sulle prospettive future, a cominciare dalle caratteristiche di federazione che dovrà avere il nuovo soggetto politico cui guardare per il prossimo futuro. La questione principale è cosa fare della Sinistra Arcobaleno. Per il segretario di Rifondazione è necessario trovare una modalità di aggregazione delle forze di sinistra, ''anche con quei singoli che hanno votato Pd terrorizzati da quello che è accaduto dopo: l'Italia che si è svegliata di destra''.

Una ''discussone senza rete con tutti'' insomma e anche se il ''Pdci ha deciso di sottrarsi - sottolinea Giordano - un processo di aggregazione della sinistra è irreversibile''. ''Se ritorniamo a quello che eravamo - aggiunge - non reggiamo la sfida. Proviamo a ricostruire''.E se Paolo Ferrero preferisce non commentare, Giovanni Russo Spena invece lancia la sua idea di una federazione sullo stile della sinistra europea, ma senza lo scioglimento di Rifondazione.

''Il processo unitario si deve costruire senza sciogliere Rifondazione, mantenendo le soggettività - spiega il capogruppo uscente al Senato - Siamo apparsi un partito troppo istituzionalista, dobbiamo ripartire dal conflitto sociale, ricostruire una sinistra di ispirazione sociale''. Un nuovo soggetto dunque con dentro ''partiti, singoli, associazioni'' con pari diritti e, perché no, ''anche con un nuovo tesseramento''.

A ritornare sul boccone amaro dei risultati elettorali è invece il segretario di Rifondazione. Pur sostenendo la necessità di un ''bagno di umiltà'', Giordano attribuisce una buona parte delle responsabilità dell'esito delle politiche al governo Prodi che, sottolinea, ''ci ha fatto pagare un prezzo altissimo''. Nulla da recriminare invece a Fausto Bertinotti. ''Lui aveva annunciato che questo sarebbe stato il suo ultimo atto da dirigente, non c'è stata nessuna dimissione. Nessuno di noi si sottrarrà a un atto di responsabilità''.

Elezioni amministrative da seguire

Stanno arrivando i risultati delle elezioni amministrative. Sarà interessante vedere quanto regge la Sinistra Arcobaleno, almeno nelle realtà politicamente più significative per capire se c'è stato un rifiuto generalizzato verso la coalizione, o uno spostamento motivato nel voto politico e verso chi (PD, estrema sinistra, altri).

I primi dati sembrano indicare una tendenza decisamente migliore. In Sicilia, a spoglio quasi concluso siamo al 4,80 %. Non è un risultato travolgente, ma è di un punto e mezzo superiore a quello delle politiche. In Friuli a meno di metà siamo al 5,93%. Nelle politiche abbiamo preso il 3,05%. Siamo quasi al doppio.

Da seguire con attenzione anche il voto delle comunali di Pisa, perché il PdCI si è presentato da solo separatamente dalla Sinistra Arcobaleno. Diliberto è andato a chiudere con grande rilievo la campagna elettorale, dicendo che la sinistra si costruisce davanti alle fabbriche e non nei salotti. Al momento, ma con soli 5 seggi scrutinati su 86, siamo all'8,62% noi di SA, mentre il PdCI è all'1,36%. Speriamo di continuare così.

Primi commenti al voto

Nella pausa pranzo ho dato un'occhiata al Manifesto e a Liberazione. I commenti dei dirigenti della Sinistra mi sembrano tutti orientati a confermare l'idea che ognuno di loro aveva già espresso prima del voto. Chi era favorevole resta favorevole e chi era contrario è legittimamente rimasto contrario.

Grosso modo il quadro mi sembra questo: Bertinotti, Alfonso Gianni, Sinistra Democratica e forse una parte dei Verdi sono favorevoli ad accelerare la costruzione del soggetto unitario, con chi ci sta. Una parte dei Verdi e il PdCI sono per abbandonare la Sinistra Arcobaleno. Dentro il PRC, Ferrero è favorevole a mantenere il processo unitario, ripensato e senza forzature organizzative, cercando di renderlo più largo possibile.

L'accelerazione verso il partito, alla luce del risultato, mi sembra un azzardo. Tanto più che anche chi è favorevole ha idee diverse su che cosa debba essere. Salvi, ad esempio, propone di aprire il dialogo con i socialisti di Boselli. Mi pare una strada che ci porterebbe a fare qualcosa di abbastanza diverso da quello che ha in mente la maggioranza dei sostenitori dell'Arcobaleno.

Il PdCI aveva già dato segnali evidenti di voler uscire dal progetto anche in campagna elettorale. Dalle mia parti negli ultimi giorni hanno riempito i tabelloni elettorali col faccione di Diliberto e in piccolo il simbolo di SA. La dichiarazione del loro segretario è "domani ripartiamo con la falce e martello". Bastasse quella. Oltretutto la mia impressione è che il PdCI, più ancora di Rifondazione, abbia regalato voti al Partito Democratico. Per dirla con un schematismo mi sembra che nell'elettorato di Diliberto, quello che lo ha seguito al tempo della scissione, l'anima governista abbia prevalso su quella identitaria.

La grande frittata

C'è poco da dire, il risultato della sinistra non poteva essere peggiore. Ora è tempo di ragionare e di capire, prima di indicare le soluzioni per superare la crisi.

I dirigenti dei partiti della sinistra sapranno offrire una prospettiva convicente e recuperare una credibilità pesantemente logorata? Oppure ognuno cercherà di tirare l'acqua al suo mulino sperando di poter ricostruire da solo sulle macerie? Vedremo.

Intanto è utile che si apra la discussione. E questo blog si propone di dare un contributo. Per ripartire al più presto.