Il documento che esamino oggi è quello presentato dall'Ernesto, che raccoglie l'area più dogmatica e settaria della vecchia seconda mozione, al quale si sono uniti i pochi sopravvissuti delle due correnti scissioniste di Ferrando e Turigliatto. Ne fa parte anche il gruppo "Ottobre" scissione di una scissione della vecchia corrente ferrandiana.
Per quanto riguarda le ragioni della sconfitta elettorale la colpa principale è fatta risalire alla decisione presa al Congresso di Venezia di partecipare al governo di centro-sinistra (Non è spiegato perché il Congresso di Venezia abbia contribuito anche a far perdere i voti del PdCI e dei Verdi).
Per L'Ernesto, "non vi erano i rapporti di forza nella società perché i comunisti e le sinistre potessero dal governo ottenere risultati". la soluzione allora era di evitare di far vincere le destre ma non confondere le proprie responsabilità con le "forze riformiste e moderate". Insomma alleati alle elezioni ma fuori dal governo.
"Non c'è da meravigliarsi se, dopo due anni di partecipazione subalterna nel governo, i voti del Prc siano andati nell'astensione o nel voto di protesta della Lega". Curiosa ma comprensibile l'omissione del fatto che la maggioranza dei voti persi dal PRC siano andati al Partito Democratico, come confermano tutte le analisi ma anche la verifica empirica di chi ha fatto campagna elettorale.
Altro elemento sottolineato tra le cause della sconfitta è la scelta del simbolo che mostrava una "pervicace volontà di superamento dell'identità e dell'autonomia comunista".
Ma le cause vengono poi fatte risalire nel tempo ad un "lungo processo di snaturamento della natura comunista, anticapitalisa e di classe del partito". Lo snaturamento consisterebbe in scelte ideologiche (ad es. l'abbandono della centralità della contraddizione fra capitale e lavoro e della concezione dell'imperialismo) e organizzative.
L'Ernesto esclude qualsiasi ipotesi di forma unitaria s sinistra, non solo il partito, ma anche la federazione, la confederazione, ecc. L'alternativa proposta è la "riunificazione di tutti i comunisti in un partito comunista più grande e più forte", che dovrebbero impegnarsi nell'opposizione non solo nei confronti della destra ma anche delle politiche neoliberiste e di guerra del PD. Per questo viene proposta una prudente "verifica della nostra partecipazione alle giunte locali".
Da parte dell'Ernesto, l'esperienza del PRC viene ormai considerata conclusa e può servire al più da traino per una "nuova forza comunista".
L'impianto ideologico di questa corrente è ancora fondamentalmente leninista/stalinista o meglio del leninismo stalinizzato delineato che ha la sua massima rappresentazione nella relazione di Zdanov alla riunione di fondazione del Cominform.
Come risulta implicitamente dal testo presentato al CPN ma più esplicitamente da altri viene rifiutata l'idea della rifondazione comunista intesa come processo di rinnovamento politico-culturale. Per "rifondazione" si intende solo il processo di costruzione organizzativa del partito, non il ripensamento dei suoi presupposti alla luce del fallimento del socialismo reale e della crisi storica dei partiti comunisti di derivazione cominternista.
Essendo la crisi del PRC frutto dell'allontanamento dalla "natura" di partito comunista, si tratta di percorrere il processo inverso. Per dei presunti marxisti ortodossi, considerare che un partito, ovvero un soggetto storico materialisticamente determinato dal conflitto sociale, dallo scontro fra egemonie culturali ed anche dal gramsciano senso comune, sia valutato in base in base alla vicinanza o meno ad una "natura" metafisicamente e metastoricamente intesa dovrebbe risultare quantomeno strano.